I comportamenti educativi tossici

La nascita di un figlio è per la maggior parte delle coppie un evento programmato con grande attesa e gioia; le mamme ed i papà, cercano di fare del loro meglio per fornire ai propri figli una educazione sana e felice. I genitori di questa epoca moderna hanno molte più informazioni e strumenti di supporto (figure psico-educative, trasmissioni televisive, libri) rispetto al passato per poter svolgere al meglio questo complesso compito. Tuttavia alcuni atteggiamenti educativi erronei ricevuti durante la propria infanzia possono condizionare inconsciamente una persona nell’assolvere il proprio ruolo di educatore. Il problema si pone non tanto quando un atteggiamento erroneo è occasionale ma piuttosto quando rappresenta una modalità costante. Molti sono gli atteggiamenti genitoriali che possono condizionare negativamente lo sviluppo psicologico di un figlio, determinare disagi emotivi o mentali nella sua vita di adulto. Il rischio di psicopatologia è più alto quando gli atteggiamenti tossici riguardano entrambi i genitori e manca una figura sana (es. nonno, zio…) che possa modellare comportamenti affettivi e supportivi. 

 

No al genitore che… 

 

  1. Non fornisce attenzioni e senso di sicurezza: alcuni genitori pensano che promuovere prematuramente l’autonomia aiuti il figlio a cavarsela da solo in futuro. In realtà prima di tutto un figlio ha bisogno di costruire dentro di se un “auto-genitore” affettivo e positivo col quale imparare a rassicurasi nei momenti difficili della vita; questo modello operativo interno si forma attraverso l’amore, il calore, la comprensione e l’ accettazione che sperimenta nelle relazioni primarie. Un figlio ha prima bisogno di conferme sull’essere una persona amabile di valore e solo successivamente, con questo senso di fiducia interiore, imparare a fare e sperimentare. Se tale sostegno è mancato, si ha sperimentato un senso di rifiuto e distanza emotiva da parte di un genitore il senso di insicurezza che ne deriva potrà condizionare negativamente le sue scelte di vita. E’ probabile che sarà un adulto diffidente, ansioso, insicuro. 
  2. Eccessivamente critico: per imparare a fare molte cose e per bene le osservazioni e le critiche sono necessarie purché riguardino aspetti specifici, circoscritti, e non l’intera personalità. la critica deve essere sempre costruttiva e motivata da spiegazioni sull’effetto di un comportamento erroneo oltre che corredata da una valida alternativa da proporre affinché il bambino possa imparare con i suoi tempi. Mai deve essere una critica sul valore del bambino (no a “sei uno stupido”, si a “questa cosa che hai fatto non va bene, riprovaci e vedrai farai meglio…”). E’ necessario evitare che egli strutturi un critico interiore intransigenze col quale paralizzarsi in età adulta o affaticarsi nel tentativo raggiungere standard elevati o soddisfare aspettative irrealistiche. 
  3. Richiede l’attenzione del figlio, antepone i suoi bisogni di adulto anziché tutelare il figlio: il genitore tossico spesso di rivolge al figlio richiedendo la sua attenzione. Questo che sembra un legame apparentemente stretto genitore/bambino in realtà è un rapporto parassitario che assorbe il bambino in attività adulte che gli tolgono il tempo per le sue attività ludiche e di interazione  sociale coi pari. E’ necessario che un genitore lasci che i figlio possa prendere le distanza dall’adulto per sperimentare l’ambiente circostante. I bisogni del bambino devono venire prima di tutto: non è una buona idea, soprattutto se molto piccolo, che frequenti locali ed ambienti chiassosi con orari irrispettosi del suo ciclo biologico (fame, sonno, veglia). Es. no alle uscite sino a tarda sera quando il suo bisogno è dormire in un ambiente tranquillo ad un ora determinata. Il bambino piccolo ha bisogno di routine per sentirsi al sicuro (tempi scanditi e luoghi noti).
  4. No alle prese in giro, neppure per scherzo: tutti i genitori giocano simpaticamente con i figli a patto che non si tramuti in scherno sul suo peso, altezza, caratteristiche fisiche. Le battute non devono minare la personalità del figlio, indebolire la sua autostima in formazione. L’umorismo infantile è diverso da quello degli adulti perciò i bambini non lo carpiscono e rimangono feriti. Se un genitore ha una preoccupazione legittima dovrebbe essere onesto e non critico, astenersi dal fare battute. No ai paragoni con gli altri bambini e tanto meno con figli più grandi; le capacità di ogni individuo si sviluppano in tempi diversi, del tutto soggettivi, ed il paragone con capacità e competenze altrui già sviluppate non è una forma di incoraggiamento ma una critica inutile e becera.
  5. No ad abusi fisici e/o verbali: non c’è alcuna scusa per l’abuso sotto qualunque forma. Nessun bambino merita di essere ferito fisicamente o verbalmente anche se il genitore ha dei problemi (stress, alcolismo, problemi coniugali) ne se il figlio si è comportato male. Di fronte all’abuso  un figlio ha due opzioni: accettare che il genitore ha sbagliato o interiorizzare, attribuirsi, tutta la colpa. Nella maggior parte dei casi, i bambini si sentono di meritare l’abuso ricevuto anche se non riescono a spiegarsi per quale motivo.
  6. Non consente di esprimere emozioni spiacevoli o negative: ogni bambino ha bisogno di essere rispecchiato emotivamente e che il genitore lo aiuti a dare un nome a ciò che sente. E’ fondamentale che il genitore aiuti il proprio bambino a vedere il lato positivo di ogni situazione ma senza arrivare a negare i suoi sentimenti, anche se sgradevoli come rabbia, paura e tristezza. La difficoltà dell’adulto di affrontare e gestite i sentimenti sgradevoli di un figlio, che percepisce minacciosi per se, possono fare si che il piccolo senza che ci sono emozioni che vanno negate, represse. La negazioni di emozioni e bisogni è alla base dei disturbi depressivi dell’adulto.
  7. Incute paura: i bambini che si sentono amati, rispettati e sostenuti è molto probabile che saranno degli adulti felici e fiduciosi.  Il genitore tossico anziché usare il rispetto, l’ascolto ed il confronto per educare si avvale di paura, terrore e minacce per ottenere con la forza l’obbedienza. 
  8. Esercita il suo potere di adulto: ritiene che i propri sentimenti e bisogni di adulto vengano prima di quelli infantili, che il figlio in quanto minore non abbia voce in capitolo nelle scelte di famiglia e che i suoi bisogni siano di secondo ordine. Anche se i genitori sono quelli che prendono le decisioni finali riguardanti la famiglia, perché hanno una visione di insieme più ampia rispetto a quella del figlio, (cena, vacanze… ) è necessario prendere in considerazione i sentimenti di tutti i membri del nucleo familiare - anche dei più piccini. Il genitore tossico costringe i bambini a reprimere i propri sentimenti senza avere la possibilità di essere ascoltato e sentirsi realmente parte della famiglia.
  9. Sconfina e interferisce: sembra apparentemente interessato e partecipe alle attività del figlio ma in realtà ne influenza l’andamento. Interferisce con la scelta di hobby, amicizie, impone  scelte scolastiche che non tengono conto delle sue abilità e preferenze, ostacola relazioni affettive. Tutto ciò impedisce al figlio di perseguire i suoi reali interessi e a misurare le sue capacità rispetto ad essi.
  10. Usa il senso di colpa ed il denaro come strumenti di controllo: usa il denaro per aspettarsi qualcosa in cambio. Quando non riesce a condizionare le scelte del figlio ricorrendo a regali e soldi cerca di suscitare il senso di colpa. “Con tutto quello che ho fatto per te…”. 
  11. Usa il silenzio come arma di ricatto: può essere difficile parlare quando si è molto arrabbiati e delusi ma è dannoso per un bambino sentisi tagliati fuori dal rapporto con un genitore che sta mettendo un muro. Il silenzio rappresenta una forma di ricatto emotivo, un modo immaturo di tipo passivo-agressivo per non affrontare un problema. Se un genitore è troppo agitato ed arrabbiato per affrontare una conversazione in modo razionale, dovrebbe informare il bambino che si sta prendendo tempo per affrontare con lui più tardi la situazione senza ignorarlo palesemente.
  12. Ignora i confini sani: con l’idea di proteggere il figlio da scelte sbagliate, pericoli e dolore esercita un eccessivo controllo. Rovista tra le cose, apre la porta mentre è nella sua camera o in bagno per verificare cosa fa, spia telefonate e diario. Manca della capacità di dare fiducia al figlio e non permette che impari a cavarsela da solo. Un genitore non deve limitare un figlio o far in modo che non soffra ma sostenere le sue scelte libere, seppur non condividendole, dare conforto in caso di delusioni e saper gioire assieme di fonte ai successi. In una famiglia dove si rispettano i confini individuali è più facile che un figlio impari a rispettare i confini e bisogni di se stesso ed altrui.
  13. Ritiene il figlio responsabile della sua felicità: alcuni genitori ritengono i loro figli debbano seguire la strada da loro prestabilita ed immagina. Altri usano il figlio, e la sua vita, per riscattarsi e raggiungere gli obiettivi che non sono riusciti a conquistare nella loro vita. Ciò che ritengono buono per i loro figli non sempre è ciò che essi desiderano realmente e sentono di voler fare. Avere un certo tipo di amicizie, seguire un determinato corso di studi, avere un partner con specifiche caratteristiche sono bisogni altrui che il figlio non sente adatti a se. Sono indicazione “per il bene" del figlio che possono limitarlo nella sua libertà di vivere la vita a modo suo. Il genitore tossico non è in grado di accettare che un figlio è un individuo a se stante e quindi lo ritiene responsabile della sua infelicità nella misura in cui tenta di differenziarsi. Nessun bambino o adolescente dovrebbe essere ritenuto responsabile per la felicità dei suoi genitori. 

 

Gestire una persona tossica, soprattutto un genitore, che cerca di condizionarci la vita e dal quale dipendiamo economicamente, sembra impossibile. Spesso vi è non solo la paura di dispiacere una figura fondamentale ma anche di essere rifiutati, non amati o “buttati fuori di casa”. Ciò che però è importante che sia il genitore tossico, ancor prima che si creino disordini psichici, a riconoscere che le sue modalità educative non sono sane e le corregga ricorrendo ad una consulenza psico-educativa di tipo professionale.

 

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Autore: Dott. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta. © Riproduzione vietata.