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Perdere l’amore: superare l’abbandono

Psicologo Pordenone Sgambati
Psicologo Pordenone Sgambati

Il trauma dovuto all'abbandono comporta un dolore molto intenso che può manifestarsi inizialmente in forma acuta quando una relazione affettiva giunge al termine o veniamo improvvisamente lasciati senza spiegazioni (ghosting) dal partner. Può diventare un dolore cronico e persistente nel tempo soprattutto per quelle persone che hanno sperimentato perdite plurime nel corso della vita.

La ferita dell’abbandono attiva una sorta di paura primordiale, comporta ansia ed incertezza e ci fa dubitare del nostro valore personale. 

Similmente ad un lutto, quando si viene lasciati dal partner non solo ci sentiamo devastati ma rimpiangiamo i conflitti rimasti irrisolti, le parole non dette, ci sentiamo soli ed impotenti. 

La perdita dell’amore ci fa pensare di non essere degni di amore, di non appartenere più ad un nucleo col quale poterci identificare e di non avere più alcun controllo sulla nostra vita.

Il trauma dell’abbandono intacca la nostra autostima e ci fa perdere tutte le certezze su cui avevamo impostato la nostra vita. Genera delle insicurezze che potrebbero andare ad incidere sulle possibili relazioni future.

Qualora questo trauma rimanesse irrisolto indurrebbe la persona ad auto-sabotare qualunque suo tentativo di relazione ulteriore; inconsciamente potrebbe investire in rapporti successivi che riproducono l’esperienza abbandonica non elaborata.

Ci sono 5 fasi universali, simili a quelle del processo di elaborazione del lutto, che è necessario attraversare per elaborare il profondo trauma della perdita dell’amore. Le fasi sono Disintegrazione, Ritiro, Interiorizzazione, Rabbia e infine Accettazione

Queste fasi si sovrappongono l’una all’altra in un processo ciclico e continuo di reazioni emotive diverse e che inizia con il dolore per terminare con il sollievo ed il recupero delle proprie risorse personali. Ogni stadio che la persona attraversa influenza un diverso aspetto del funzionamento umano e richiama una diversa risposta emotiva. Eccole una breve panoramica delle 5 fasi del processo di elaborazione del trauma: 

 

  1. Disintegrazione: l’improvvisa perdita della persona amata provoca un profondo dolore. La perdita del legame di attaccamento fa sperimentate un forte shock che si manifesta con ansia, panico, senso di smarrimento e disperazione. Ciò può verificarsi anche quando la relazione è stata di breve durata o si era consci che era inevitabile la separazione. Si prova il dolore per dover rimanere soli e a fare proiezioni negative sul futuro. Il trauma si percepisce soprattutto quando a finire sono le relazioni di lungo termine in cui si è vissuto per anni in modo simbiotico col partner;
  2. Astinenza: la perdita d’amore produce reazioni fisiologiche del tutto simili all’astinenza da sostanza stupefacenti. L’inteso e bramoso desiderio della persona amata che non si può ottenere e una lunga ed incessante attesa del suo ritorno o di una sua chiamata.  I sintomi dell’esistenza sono irritazione, agitazione, ansia ed irrequietezza, insonnia, perdita dell’appetito, malessere intestinale. Le giornate sono interamente dedicata alla gestione del dolore;
  3. Interiorizzazione: la rabbia viene indirizzata verso se stessi. Si sente la necessità di punirsi, picchiarsi, farsi del male. Oltre alla rabbia si fa strada anche la depressione per un amore perduto ed erroneamente idealizzato. Si guarda a se stessi come ad una persona non abbastanza brava o amabile da essere scelta e tenuta e al partner come alla persona ideale. C’è una iper-valutazione delle caratteristiche positive della persona che si è allontanata e una iper-svalutazione di se stessi. La persona lasciata interiorizza l’abbandono ed il rifiuto come prova di non essere sufficientemente degna d’amore. E’ in questa fase in cui la persona si critica e rischia di intaccare indelebilmente l’immagine di sé. Dubita di essere capace di meritare e mantenere l’amore di qualcuno, si incolpa erroneamente per la perdita subita così che le vecchie e dormienti insicurezze riaffiorano attraverso la nuova ferita. Questo  trauma se non elaborato può assumere la forma di un disturbo da stress post traumatico ed interferire nelle relazioni future sotto forma di insicurezza intrusiva.
  4. Rabbia: attraverso questo sentimento la persona cerca di superare il rifiuto e l’abbandono. C’è un primo tentativo di usare la rabbia per rimettere ordine nella propria vita seppur con una scarsa tolleranza alle frustrazione. La rabbia quindi è spesso fuori controllo e la persona si ritrova sola contro la propria volontà a fare sognare occasioni di vendetta per il grave torno subito. L’aggressività trova più spesso sfogo nella fantasia più che nelle realtà; se però totalmente repressa può trasformarsi in depressione permanente. Se agita d’impulso può essere dannosa perciò che bene trovare modi sani per poterla esprimere.
  5. Accettazione: col tempo la routine quotidiana porta distrazioni ed un pò di sollievo e la persona comincia a riprendere in mano la propria vita seppur con fasi difficili intervallati da momenti di tranquillità. Se questa fase non viene attraversata la persona non recupera il proprio equilibrio emotivo e si isola evitando nuove occasioni di amore. Questo sospeso può far si che alcune persone vadano inconsciamente alle ricerca di nuove relazioni fallimentari  per ri-sperimentare abbandono non elaborato poiché l’insicurezza ed il rifiuto sono gli unici sentimenti che sono in grado di contemplare. Leggi anche “trauma e dolore: le ferite in fondo all’anima”.

Gli stadi sopra esposti non sono sperimentati in modo lineare e separato ma piuttosto come un processo continuo in cui a volte si procede in avanti ed altre all’indietro. Possono essere vissute anche più fasi alla volta e saltarne qualcuno. 

L'obiettivo della ripresa è quello di imparare qualcosa dall'esperienza piuttosto che rimanere bloccati e limitati dal trauma dell’abbandono. Per superare questo shock è necessario lavorare in modo costruttivo con i sentimenti che emergono ad ogni singola fase in modo da poter trasformare la ferita dolorosa in una occasione di crescita personale profonda.

 

 

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