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Affrontare l’ansia: conoscere il processo che la alimenta.

Il 18% della popolazione adulta soffre di disturbi d’ansia ma questo disturbo colpisce anche uno bambino su otto.

In questo articolo mi voglio soffermare sul processo con cui l’ansia si autoalimenta.

Al centro dell’ansia, ed ancor più negli attacchi di panico, c’è una disregolazione neurobiologica, che riguarda principalmente il sistema nervoso centrale. Nello specifico nelle due componenti del sistema nervoso autonomo: simpatica e parasimpatica; la prima responsabile dell'attivazione e la seconda della disattivazione delle reazioni di allarme. E' possibile imparare a controllare queste due componenti responsabili delle spiacevoli reazioni fisiologiche e trovare sollievo immediato per l'ansia. Tuttavia l’aspetto meno evidente e meno riconosciuto nel processo ansioso sono gli schemi di pensiero disfunzionali ripetitivi, negativi e inconcludenti.

A rafforzare il processo vi è un movimento circolare costituito da ripetuti cicli di tre componenti chiave: ruminazione, rimugino ed evitamento. 

E’ possibile intervenire per ri-orientare questi modelli neurali che sono diventati dominanti nel corso degli anni per ritrovare un maggior equilibrio interiore e sollievo dai sintomi dell’ansia.

Vediamo nel dettaglio questi schemi di funzionamento che stanno al centro del processo ansioso:

 

- Ruminazione: è uno stato di preoccupazione prolungato e ripetitivo costituito da un dialogo interiore negativo su di sé, sugli altri e sulle situazioni di vita. La ruminazione è determinata da uno stile di pensiero disfunzionale e maladattivo focalizzato su eventi del passato. La persona che rumina rivive mentalmente eventi e situazioni sociali già sperimentati. Questa iperanalisi indice la persona a dubitare di se, a svalutasi, e convincersi di aver sbagliato qualcosa a tal punto da non riesce a distogliere l’attenzione dagli elementi negativi che fanno parte del suo ricordo. Si tratta di una forma di pensiero persistente, passivo e ripetitivo rivolto al passato. Seppur all’inizio nasce come una strategia per evitare conseguenze spiacevoli l’effetto finale è quello di aggravare l’intensità dell’ansia. L’attenzione si sposta all’interno su sensazioni, sintomi e sull’idea di non essere in grado di far fronte agli eventi. L’utilizzo continuo e costante della ruminazione determina l’automatizzazione di tale processo che provoca in chi la sperimenta un senso di mancanza di controllo e quindi l’idea di essere vittima dei propri pensieri e delle proprie emozioni.

 

- Rimuginio: è un stato di preoccupazione durevole nel tempo che tende ad aggravarsi. E’ caratterizzato da uno stile di pensiero di tipo verbale e astratto privo di dettagli. La persona che rimugina anticipa mentalmente eventi e situazioni sociali del futuro che teme allo scopo di prevenirli e controllarli. I pensieri risultano incontrollabili, intrusivi ed incentrati su eventi catastrofici che potrebbero manifestarsi in futuro. Ciò porta la persona focalizzarsi su scenari ed immagini di possibili pericoli con lo scopo di agire preventivamente per riuscire a scongiurarli o evitare il peggio. Il rimuginio rappresenta un falso modo per trovare possibili soluzioni per gestire le situazioni temute per prevenirle e controllarle. Il fatto che le situazioni temute non si realizzino fa si che la persona rimane incastrata nella spirale del pensieri negativi che divengono sempre più disfunzionali e maladattivi. Gli eventi inattesi sono vissuti con apprensione, sospetto e talvolta paranoia. Il pensiero è di tipo catastrofico. 

 

- Evitamento: è un meccanismo di difesa complesso ed altamente efficace; opera paradossalmente. Se da un lato evitare le situazioni temute permette di ridurre in modo immediato il disagio e la tensione dall’altro rafforza e da potere all’ansia. L’evitamento delle situazioni ansiogene rappresenta una strategia passiva che limita la persona nel sua libertà di frequentare ambienti e persone. In altre parole, per evitare di sentire ansia, paura e disagio la persona restringe sempre più il suo raggio di azione mettendo in atto comportamenti sempre evitanti. Mentre fuggendo si protegge da una qualsiasi emozione spiacevole riduce contemporaneamente anche la possibilità di sperimentarsi in situazioni piacevoli. Più si restringono le occasioni per affrontare le situazioni più si riduce la capacità di tollerare l’emotività.

 

 

L'ansia ha espressioni fisiche, emotive e cognitive. Accrescere la consapevolezza sui propri schemi di funzionamento mentale usati prima, durante e dopo un attacco acuto di ansia permette di diventare padroni del processo.

Ci sono schemi cognitivi e emotivi fissi che si possono osservare, capire e infine influenzare. Quando si affronta un percorso di psicoterapia si rendono conosci qui meccanismi inizialmente inconsapevoli e ci si può rendere conto che è possibile influenzabili strategicamente anche i correlati neurobiologici che stanno alla base dei sintomi dell'attacco d’ansia e di panico.

Sviluppando questa capacità osservativa sul proprio stile di pensiero si può imparare a rallentare il ciclo di pensieri disfunzionali. Questo non significa non avere più ansia o mantenere uno stato permette di felicità; ciò sarebbe pericoloso data la funzione utile che l’ansia possiede. Vi sono occasioni in cui l’ansia è normale, funzionale e ed utile; in tali occasioni è necessario saperle gestire in modo ottimale. Quando invece è patologica l’obiettivo terapeutico è poter evitare inutili  disagi a fonte di una reazione di ansia ingiustificate e fuori luogo per il momento presente che si sta vivendo. Ogni reazione di allarme prevede uno stimolo attivante (interno o esterno alla persona) che è bene saper cogliere per tempo, un inizio dell’attacco, una durata ed una conclusione. In media l’intero attacco d’ansia ha una durata di 20 minuti; oltre questo lasso di tempo, anche senza alcun intervento, si estingue da solo.

Lavorare con uno psicoterapeuta qualificato significa fare chiarezza sul meccanismo alla base della propria ansia, individuarne gli stimoli attivanti, i motivi attuali, l’origine ed imparare ad osservare l’intero processo mentre è in atto per poi governarlo. 

 

 

Copyright © 2013-2017 - Dr. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone. 

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