I confini sani e disfunzionali nelle relazioni familiari

Il confine è come un muro che separa le cose così come il confine relazionale è ciò che separa le persone e permette di distinguere le singole identità e personalità. Questa differenziazione può essere facile quando si tratta di legami che si instaurano tra conoscenti e colleghi di lavoro ma diviene più complessa quanto più il legame è stretto ed intimo tra persone che sono coinvolte affettivamente. Il processo di differenziazione e individuazione di un soggetto, con i suoi gusti, preferenze, bisogni, modi di sentire e pensare può essere agevolato o ostacolato a seconda del tipo famiglia in cui si è cresciuti ed alla tipologia di confine familiare sperimentato all’interno di essa. 

Ci sono famiglie dai confini troppo rigidi o troppo flebili. L’unità familiare in cui si cresce, nella forma tradizionale in cui sono presenti entrambi i genitori, monoparentale o adottiva, rappresenta il campo di addestramento in cui si impara a mettere confini tra se e le altre persone. Sono le prime esperienze relazionali avute con le persone più significative a forgiare la capacità di saperci definire e rispettare nella relazione con gli altri e in quelle di coppia. 

Si sviluppa una sana capacità di mettere confini quando si ha avuto l’opportunità di cresce in una famiglia in cui i genitori hanno promosso gradualmente l’espressione dei propri bisogni e dei propri talenti in un clima aperto al dialogo, al confronto e all’accettazione incondizionata. Si tratta di famiglie che possiedono “confini flessibili”. I genitori permettono al figlio di sperimentare ciò che sente buono per se stesso esercitando un certo grado di controllo, non apprensivo e restrittivo, affinché si trovi sempre nella condizione di fare esperienze in sicurezza. E’ una famiglia pronta a condividere gioie e dolori delle scoperte fatte in cui la frase “te lo avevo detto” non viene mai pronunciata. La coppia non si sente minacciata dal desiderio di indipendenza dei figli, non opera un controllo ansioso ne esaspera i pericoli del mondo per scoraggiare l’esplorazione ma fornisce supporto fungendo da base sicura a cui tornate per condividere. E' un confine permeabile in cui c'è uno scambio continuo tra valori, regole e informazioni provenienti dall'interno e dall'esterno in cui è possibile formarsi una propria opinione e garantirsi al tempo stesso l'accettazione da parte dei familiari. 

In questo contesto ci sono le basi per un futuro adulto in ascolto di se e consapevole dei propri bisogni e limiti, fiducioso, capace di contare sugli altri in caso di necessità. Risulterà capace di creare relazioni strette e significative a lungo termine in cui mostrarsi asserivo ovvero in grado di definire ciò che si aspetta, desidera e non gradisce per se stesso in relazione alle persone di cui si circonda.

All’opposto, se si cresce in una famiglia in cui i genitori non sono stati chiari suoi confini esistenti tra i membri ma hanno proposto un modello invischiante; le relazioni future saranno governare dall’insicurezza e dalla confusione. Questo è il caso di quelle famiglie che possiedono confini flebili. Tutti i membri sono coinvolti negli affari di famiglia. I bambini diventano confidenti dei problemi della coppia, intervengono per sedare i litigi tra coniugi, si occupano delle problematiche mentali di un genitore (depressione, alcolismo, schizofrenia…). Può capitare che l’adulto uso un figlio come confidente per riversagli addosso le proprie ansie, preoccupazioni in merito alla relazione con coniuge sovraccaricandolo di responsabilità non adeguate alla sua tenera età. Ad esempio confidando tradimenti o screditando il coniuge agli occhi del figlio invitandolo a schierarsi dalla sua parte per avere un alleato. E’ il modello del genitore che non sta nel ruolo educativo, non funge da figura rassicurante ma fa il “genitore amico, confidente e complice”. Spesso può accadere che il figlio si senta in dovere di aiutare il genitore adultizzandosi precocemente facendo da partner surrogato. E' il figlio che rinuncia a se per effetto di un implicito "ricatto emotivo": generato per riscattare i fallimenti del genitore o per realizzare i suoi obiettivi mancati. Si tratta di violazione dei limiti poiché non vi è il rispetto per il singolo, manca l’intento protettivo da parte dei genitori. Qui il figlio non trova spazio per vivere la sua età in modo spensierato potendo contare su un modello di riferimento e non può permettersi di esprimere liberamente la propria identità dato il caos che gli adulti riversano in casa. Un figlio proveniente da questo contesto da adulto nelle relazioni affettive sentirà la necessità dover “fare” per essere visto e amato; potrebbe utilizzare un atteggiamento “salvifico” andando alla ricerca di partner e amici bisognosi o percepiti in difficoltà da aiutare. Potrebbe quindi diventare un partner ed genitore ansioso ed iperprotettivo incapace di “fare un passo indietro” e fidarsi della capacità di un figlio di sapersela cavare da se senza necessariamente il suo coinvolgimento.

Vi è un terzo tipo di confine che è quello “rigido” in cui vige l’imposizione di regole, orari, modalità di pensare univoca; non viene promossa la libera espressione delle idee, delle proprie necessità. Nella famiglia con confini rigidi vige l’accettazione passiva delle regole che non possono essere messe in discussione e rinegoziare per il bene dei singoli membri. Un figlio non può scegliere il proprio percorso di studi, un certo tipo di propensione lavorativa o il compagno/a che sente più adatto a se stesso. Per appartenere a quella famiglia deve compiacerne i membri accettando scelte che non sente sue. Gli spazi sono condivisi e non può essere in disaccordo. Il motto è “si fa cosi perché è cosi, perché lo dico io”. E’ il modello del “padre padrone”. Si tratta di una famiglia caratterizzata da membri percepiti come invadenti dove tutto si decide per la famiglia ma non per la gioia e la realizzazione del singolo individuo. In questa situazione l’arrivo di persone dal di fuori è visto con sospetto. Tutto ciò che è non fa parte della famiglia va tenuto a distanza e visto come una minaccia all'equilibrio intrinseco. E’ facile essere estromessi e venire “ripudiati” se si decide di fare scelte di vita diverse (es. dichiarare la propria omosessualità, decidere di divorziare, essere un genitore single, avere un figlio al di fuori del matrimonio, aver un partner appartenente ad un’altra etnia o religione). La famiglia è un sistema chiuso, coeso con le sue regole morali, i suoi rigidi valori, con abitudini e routine consolidate che non va messo in discussione anche per il timore del giudizio della gente. Per l'onore si preferisce estromette ciò che è diverso dai canoni del capo famiglia (fam. patriarcale o matriarcale).

Un figlio proveniente da questo contesto da adulto nelle relazioni affettive potrà sentire la necessità dover “salvaguardare e proteggere” la propria famiglia di origine per non sentirsi rifiutato a discapito di altri rapporti amicali ed affettivi con l’esterno. Potrebbe non riuscire a dare la priorità al suo rapporto di coppia, risultare trascurante nei confronti del partner, passare più tempo con la famiglia di origine quasi sentendosi in colpa se si realizzasse al di fuori del nucleo originario; ciò verrebbe concepito come un tradimento nei confronti delle proprie radici.

I confini devono funzionare per mantenere riservate alcune informazioni ed azioni e per passarne invece altre a seconda della natura del rapporto: ci sono aspetti che caratterizzano il singolo ed altri il nucleo familiare. I confini sani debbono consentire una sufficiente permeabilità per far passare le buone parti del rapporto e filtrare le parti non salutari.

Possiamo immaginare i confini familiari lungo una linea continua in cui da una estremità c’è l’invischiamento ed al lato opposto il disinteresse, il distacco, passando per una forma intermedia di confine. Il confine sano è caratterizzato da un mix di impegno ed autonomia tra i membri, di appartenenza e realizzazione personale anche se ciò non sempre è accettato e condiviso da tutta la famiglia. 

I genitori devono tenere alcune informazioni per se al fine di proteggere i figli (ad esempio conflitti di coppia) e comunicare ciò che serve per promuovere l'appartenenza. I bambini devono essere autorizzati a diventare gradualmente autonomi sempre tendo conto della loro all’età, dunque mai in modo eccessivo e prematuro affinché non si sentano trascurati, in ansia, lasciati da soli in balia di se stessi. La famiglia funziona quando i genitori sono capaci di fornire regole, o linee guida, spiegate e motivate; devono imparare l'arte della negoziazione con i figli mano a mano che diventano adulti e cominciano ad avere esigenze diverse: non sono solo e sempre figli ma anche persone. La famiglia è il contesto in cui  promuovere la libera espressione di idee, talenti, emozioni, oltre il luogo dove trovare viva accettazione, sostegno, incoraggiamento ma soprattutto amore incondizionato.  

 

Dr. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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