La sindrome dell'impostore

Alcune persone capaci, intelligenti, laboriose soffrono di una forma di distorsione del pensiero che li porta a percepirsi e a convincersi di non essere intelligenti, competenti, efficaci. Si convincono che i loro successi siano dovuti al caso, più che alla proprie qualità intrinseche, e che verranno prima o poi scoperti e sbugiardati.  Questa forma di pensiero irrazionale e debilitante prende il nome di “sindrome dell’impostore”. Tali individui sono convinti di vivere una vita di finzione, di star ingannando gli altri mostrando capacità che non possiedono e raggiungendo successi immeritati. Essi mantengono ferma l'idea, nonostante prove tangibili di capacità, di non valere nulla, di non essere intelligenti ovvero che stiano bluffando.  

Questa sindrome è stata descritta per la prima volta nel 1978, più di 40 anni fa, dagli psicologi Pauline Rose Clance e Suzanne Imes. I sintomi più comuni che caratterizzano questa sindrome sono:

 

  • Presenza di un dialogo interno negativo (self-talk);
  • Necessità di monitorare costantemente e ripetutamente il proprio lavoro a causa della propria insicurezza;
  • Tendenza al perfezionismo;
  • Cercare di essere invisibili sul lavoro per non attirare l’attenzione su di sè;
  • Compensare il senso di inadeguatezza lavorando sino a tardi anche oltre l’orario stabilito, sovraccaricandosi di lavoro senza mettere alcun confine sano;
  • Persistenti sentimenti di dubbio e timore di essere scorretti e di stare ingannando gli altri con una finta competenza; 
  • Svalutazione, Autocritica feroce, ed auto-attribuzione della responsabilità di un fallimento anche quando vi siano evidenti fattori esterni che hanno condotto all’esito negativo; 
  • Attribuzione dei successo alla fortuna, al caso, piuttosto che darsi il merito del duro lavoro svolto, 
  • Tendenza a ridurre al minimo il successo, ad evitare di accogliere complimenti genuini o di farsi complimenti;
  • Isolamento sociale che porta a confermare e consolidare i circolo dei pensieri negativi e le credenze distorte su se stessi;

 

Si possono descrivere 5 varianti di questa sindrome :

 

1. Il perfezionista: che fissa degli obiettivi eccessivamente elevati per se stesso e quando non riesce a raggiungerli van in crisi e si mette fortemente in discussione. Fatica a delegare dei compiti per mantenere il controllo sulla situazione e quando lo fa si sente frustrato, in colpa per non essere riuscito nell’intento da solo ed insoddisfatto dei risultati. Più le aspettative sono elevate più si sentirà in difficoltà nel soddisfarle; ciò lo porta a sentirsi sbagliato, inutile e a rimuginare su di se per ore e giorni. Quando raggiunge lo scopo prefissato raramente è in grado di esserne soddisfatto e si accusa che avrebbe potuto fare meglio e di più. Questo atteggiamento non è ne produttivo ne sano. E’ necessario riuscire a godere di sè, celebrare i propri successi, anche se parziali, per coltivare la fiducia di se (autostima) ed evitare un esaurimento nervoso. Gli errori fanno parte del naturale processo di crescita, miglioramento personale ed è quindi necessario imparare ad accettare che non esiste il momento perfetto, il risultato perfetto o la persona impeccabile capace in toto. 

 

2. Il super lavoratore: si tratta di persona affetta da superlavoro mania; copre le proprie insicurezza sovraccaricandosi di lavoro al punto danneggiare non solo la propria salute mentale ma anche i rapporti con gli altri, sia i colleghi di lavoro creando un clima competitivo sia quelli familiari a causa delle sue continue assenze. Si ferma sino a tardi al lavoro rispetto ai colleghi anche quando non necessario. Prende sul personale anche le critiche sane e costruttive. Trascura i propri hobby, la famiglia, il riposo per dimostrare il suo valore ma la sensazione di non fare abbastanza, nonostante gli sforzi, non si placa. L’opinione cha ha di se stesso dipende dalle conferme che riceve dal datore di lavoro e dai superiori.

 

3. Il genio: che ritiene di dover possedere doti naturali e non dover imparare nulla dall'esperienza e dagli altri. Similmente al perfezionista, si prefigge standard elevati e difficilmente raggiungibili ma oltre a ciò ha anche la pretesa di riuscirci alla prima prova, senza errori perché ritiene che le capacità siano un dono di nascita. Giudica se stesso in base alla quantità di sforzi che  compie per svolgere un compito o ottenere un risultato. Più tempo, energie impiega e più conferma l’idea che ha di se di non essere competete. In altre parole ritene che più lavora sodo ad un progetto più questo sia sinonimo di incapacità. Ha aspettative ridicole. Da bambino si è sentito etichettare come “intelligente” e bravo in tutto in modo cosi, da adulto, quando deve imparare qualcosa con l’esperienza o per mezzo dell’insegnamento di qualcuno si vergogna di non sapere già ciò che dovrebbe saper fare o si difende evitando ciò che è nuovo e teme di non sapere.

 

4. L’individualista: persona indipendente che valuta il suo valore in relazione a quanto è in grado di cavarsela senza chiedere aiuto a qualcuno. Chiedere sostegno, supporto, dipendere da altri è vissuto con insofferenza poiché percepito come sinonimo di debolezza ed incapacità.

 

5. L’esperto: che possiede capacità note agli altri e che gli valgono un ruolo di spicco (manageriale, gestionale, di leadership) in base a competenza che mostra e che lo rendono esperto in materia. Nonostante ciò ritiene di essere ingannato dal datore di lavoro, teme di venir esposto ad un rischio per il quale emergerà la sua inadeguatezza. Cerca di compensare le sue presunte mancanze facendo costantemente corsi di formazione o acquisendo certificazioni per migliorarsi ed essere altezza del ruolo assegnatogli e che non si riconosce.

 

 

Al di la del profilo specifico questa sindrome, che coincide con la continua svalutazione di se, è piuttosto comune a molti professionisti nei primi anni della loro carriera sino a che, attraverso l’esperienza, non acquisiscono maggiore sicurezza ed abilità pratiche anche attraverso gli errori che comunemente si fanno durante il processo di crescita personale.

 

 

Dr. Maurizio Sgambati

Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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