Il ricatto emotivo

Il ricatto emotivo è una potente forma di manipolazione usata dalle persone a noi vicine (familiari, genitori, partner, datori o colleghi di lavoro) per riuscire ad ottenere ciò che desiderano da noi.

Fanno leva sui nostri punti di vulnerabilità, sulla conoscenza che hanno della nostra sfera intima e dei nostri segreti per minacciarci di punirci al fine di vincere le nostre resistenze e permettergli di controllarci. 

Alla base della dinamica transazionale del ricatto affettivo vi sono due ruoli: controllore, o ricattatore, e controllato. Il primo esercita pressione sul secondo che “cedere” sotto scacco della tensione e del disagio insostenibile che sperimenta. Quando una persona è oggetto di ricatto emotivo si sente spaventata, in colpa, a disagio, in obbligo, infastidita e costretta a fare qualcosa che limita sua libertà d’azione e di scelta.

Il ricattatore utilizza il controllo sull’altro per ottenere un vantaggio personale, un beneficio, legittimo ma in modo coercitivo: non ha dunque alcun intento di danneggiare volutamente la persona a lui prossima. Comunemente manipola per sentirsi amato, valorizzato, apprezzato, rassicurato, sostenuto o aiutato dall’altra persona. Il problema non è tanto ciò che desidera per se ma il modo in cui punta ad ottenere ciò di cui ha bisogno trascurando o rimanendo insensibile alle nostre esigenze e al nostro disagio.

La manipolazione affettiva non è sempre esercitata in modo esplicito attraverso minacce e ricatti diretti; a volte il ricatto avviene attraverso segnali di protesta passiva come i silenzi ed i musi lunghi o attraverso il vittimismo per far sentire l’altro una persona “cattiva” o “insensibile”. 

I tre indicatori che ci permettono di capire che siamo all’interno di una dinamica ricattatoria sono:

 

  1. La paura di essere disapprovati, aggredirti, abbandonati, non amati nella misura in cui non assecondiamo l’altro; 
  2. Il senso di colpa;
  3. Il senso di costrizione, dovere o obbligo;

 

Spesso il ricatto è esercitato da una persona che ha una qualche forma di vantaggio su quella che vuole controllata; come il vantaggio economico di un coniuge sull’altro o di un genitore su un figlio, il potere dovuto al ruolo del datore di lavoro rispetto al dipendente. Più affetto o più sbilanciamento di potere sussistono tra due persone e più forti saranno gli stati emozionali provati che ci inducono a cedere al ricatto.  

Affinché una manipolazione avvenga entrambi i protagonisti giocano un ruolo; sia il ricattatore sia chi si lascia controllare. Spesso chi permette la manipolazione soffre di una qualche forma di dipendenza, senso di insicurezza, senso di responsabilità o del dovere, aspetti depressivi, mancanza di assertività o altro disturbo per cui accetta tale dinamica disfunzionale senza chiamarsene fuori.

Sono 4 le fasi che caratterizzano la dinamica del ricatto emotivo:

 

  1. La richiesta: può essere diretta o indiretta da parte del manipolare: Ad esempio “voglio che rinunci ad uscire con i tuoi amici” o “mette il broncio”. In conseguenza di ciò ci sentiamo a disagio, infastiditi e limitati nella nostra libertà.
  2. La resistenza o rifiuto: proviamo a far resistenza argomentando le nostre esigenze o rifiutando i limiti imposti.
  3. La pressione o minaccia: di fronte al nostro tentennamento o rifiuto l'altro comincia in modo più o meno diretto a fare pressione o minacciarci. 
  4. La resa: acconsentiamo a sacrificarci e ad assecondare l’altro sentendoci frustrati, a disagio ed in obbligo.

 

 

Sono diversi gli atteggiamenti manipolativi che il controllore può attivare per indurci ad aderire alle sue richieste. Si tratta di modalità che possono sovrapporsi senza escludersi a vicenda:

 

  • Sadico o Punitore: ricatta e manipola in modo esplicito. Dichiara esattamente ciò che si aspetta da noi e quali conseguenze ci saranno se non viene accontentato. Si esprime in modo aggressivo e può giungere ad una escalation di rabbia esplosiva e/o minacce di maltrattamenti fisici, arrivare all’abbandono, al taglio emozionale e del rapporto, a mettere la vittima in condizioni di svantaggio o deprivazione economica.
  • Masochista o Auto-Punitivo: di fronte ad un rifiuto ricevuto orienta la rabbia e le minacce verso se stesso. Si tratta spesso di persone patologicamente dipendenti dal partner che di fronte alla rottura di un legame minacciano di farsi del male o di suicidarsi.
  • Vittima: ricatta mostrandosi debole, malato, sfortunato, infelice, con l’intendo di attirare l'attenzione e ricevere aiuto. Dichiara apertamente che senza il nostro aiuto soffrirà ulteriormente e che sarà colpa nostra che ci disinteressiamo a loro o non l’amiamo abbastanza.
  • Tentatore o Seduttore: ricerca di ottenere ciò che desidera da noi con la promessa di ripagarci con qualcosa di buono e meraviglioso se lo assecondiamo nelle sue richieste. E’ una forma di controllo più sottile agita attraverso promesse d’amore, denaro, avanzamento di carriera. 

 

 

Per cambiare questa dinamica dobbiamo cambiare il nostro modo di rispondere al ricatto emotivo. Come fare?

 Innanzitutto quando ci viene posta una domanda è necessario darsi del tempio per pensare e valutare cosa è bene per noi e vogliamo davvero rispondere. E’ importante non agire e non esporsi frettolosamente. Questo tempo ci permette di raccogliere le informazioni necessarie a costruire una risposta saggia che non accenda conflitti inutili. Il focus va messo sulla richiesta attuale, senza far leva su antichi dissapori, per valutare se è lecito accoglierla o rifiutala, se è realistica, prioritaria o di secondaria importanza.

Rispondere da una posizione adulta, né difensiva né di ripicca. Non è necessario giustificarsi per un diniego: è lecito non essere disponibili e non occorre motivare o argomentare a lungo una nostra scelta. E’ sufficiente affermare: “Mi dispiace che tu sia così arrabbiato ma non posso o al momento non posso…”. Oltre al modo è altrettanto importante scegliere con attenzione il momento ed il luogo in cui farlo affinché la persona venga messa nelle condizioni migliori per accogliere il nostro rifiuto. 

Si può optare per una negoziazione, ovvero barattare la richiesta dell’uno con una necessità dell’altro, o usare l’umorismo, senza però che diventi scherno e burla nei confronti dell'altro, come strumento efficace per sottolineare quanto siamo importanti e determinanti per l'altra persona a tal punto che non può far senza di noi.

Quando però il controllo emotivo raggiunge un vicolo cieco può essere utile spostare la conversazione su un argomento diverso coinvolgendo e distraendo il manipolatore soprattutto quando diviene aggressivo, nei propri o altrui riguardi.

Generalmente il ricatto emotivo è doloroso, ma non pericoloso o dannoso per qualcuno.

Raramente la pressione e le minacce possono comportare abusi fisici o sessuali o attività illegali. Quando vi è questo rischio che le minacce degenerino in abuso è necessario richiede aiuto alla rete sociale ed amicale oltre un supporto professionale. In questi casi, ci si deve mettere in sicurezza evitando di aiutare una perdona altamente disturbata.

 

 

Dr. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

 Riproduzione, anche parziale, vietata.

 Condividi sui social: