Psicologia Criminale: nella mente dell’assassino

Sempre più frequentemente gli organi di stampa ed i mass media ci danno notizie di omicidi efferati in ambito familiare o dove vi è un coinvolgimento affettivo ed emotivo. 

Le domande che molte persone mi pongono come psicoterapeuta sono: perché la gente uccide? cosa spinge ad uccidere qualcuno? Come è possibile che si arrivi a gesti cosi estremi ed irrispettosi della vita altrui?

Il tema è certamente complesso e richiede una lunga trattazione tuttavia cercherò in quest’articolo di descrivere alcune tipologie di assassino, le motivazioni più frequenti che stanno alla base di un omicidio o di un atto di violenza. Innanzitutto possiamo identificare 8 tipologie generali di assassino:

 

1. L’ aggressivo cronico: si tratta di una persona che ha una limitata o scarsa capacità di controllare i propri impulsi, incapace nel gestire la frustrazione. Esprime la rabbia con estrema facilità e spesso si mostra ostile. Prova risentimento nei confronti dell’autorità che tende a sfidare. Si sente legittimato all’uso della violenza e dell’aggressione poiché ritene si tratti di modalità adeguate per rispondere ai problemi interpersonali e di vita. L’idea di fondo è che se qualcuno gli manca di rispetto reagire in modo violento per difendersi è sano. E' incapace di esprimere apertamente ed in modo adulto il proprio malcontento ed i propri sentimenti negativi. Passa dalla repressione di ciò che sente all’ esternazione esasperata mediante azioni indirette, di tipo “”passivo-aggressivo”, o a veri e propri agiti d’impulso. Anche se non sempre è in grado di ammetterlo, nell’esprimere la rabbia prova piacere, si sente vivo e potente quando aggredisce e perde il controllo.

Agisce in modo sconsiderato, senza paura delle conseguenze ed è incline all’abuso di sostanze (droghe o alcool). La caratterista dell' aggressivo cronico sta nel fatto che commette omicidio sempre in conseguenza di un evento ed all’interno di un contesto ben preciso: in riposta ad un conflitto, un diverbio, o mentre sta commettendo un reato (es. furto, rapina). Si tratta quindi di una azione non premeditata ma frutto della rabbia del momento. 

Ad esempio può perdere il controllo in casa durante un litigio con il coniuge o quando si sente sopraffatto da un figlio che piange o fa i capricci (violenza domestica, percosse, uxoricidio o infanticidio). E’ raro che questa tipologia di assassino agisca atti di violenza improvvisi ed esplosivi senza un motivo scatenante legato al contesto situazionale.

 

2. L’ ostile iper-controllato: si tratta di una persona che raramente esprime verbalmente la rabbia, con parolacce, urla o insulti, ma che anzi si offende quando ciò avviene nei suoi confronti (non impreca, insulta ne maledice qualcuno). E’ rigido emotivamente, inflessibile, appare una persona educata, seria, sobria, formale. Raramente il suo atteggiamento è disinvolto o scherzoso. Anche dal punto di vista cognitivo è una persona rigida, con schemi di pensiero fisso, fatica a mettere in discussione il proprio punto di vista. Interpreta regole e normative in modo severo a tal punto che sta più con il significato letterale che quello di senso. Ha un alto senso della morale dell’onestà e si considera una “brava persona” mentre, a causa della eccessiva rigidità, ritiene che gli altri non lo siano. 

L’ostile è di fondo una persona passiva, manchevole di assertività. Si adegua alle richieste delle società ed alle regole imposte in modo eccessivo a tal punto da non reggere la rabbia che col tempo accumula. Ad un certo punto esplode, come una pentola a pressione, tanto che familiari e conoscenti rimangono spiazzati per il reato commesso a fronte della positiva immagine che la persona mostrava all’esterno. 

 

3. Il ferito e risentito: si tratta di una persona che si è sentita maltrattata, ferita, non rispettata o considerata in modo equo. Ritene che per le altre persone sia più facile ottenere ciò che desiderano e perseguire i propri obiettivi mentre egli deve sempre fare fatica per essere riconosciuto o ottenere qualche vantaggio personale. Non accetta le critiche o i rimproveri ma cova rancore che a volte è porta avanti per anni. Si lamenta e piagnucola spesso per questioni di poco conto al fine di crogiolarsi nella condizione di vittima e di persona impotente. La violenza o l’omicidio sono la conseguenza del rancore profondamente radicato che usa per sovvertire la situazione a suo favore, una “legittima“ rivalsa. 

 

4. Il traumatizzato: si tratta di una persona che aggredisce e commette reato contro una specifica persona che egli ritiene abbia attaccato o deriso la sua identità, dalla quale ritiene di aver ricevuto torti ed ingiustificate offese alla sua dignità personale o alla sua virilità. L’offesa è cosi intollerabile da dover rispondere con la violenza per evitare la completa distruzione dell’immagine che ha di sè. In questi casi il reato di omicidio, l’abuso o l’aggressione sono prevedibili e possono essere evitati.

 

5. L’ossessivo: si tratta di una persona immatura che brama e richiede attenzioni ed affetto su di sè, a volte in modo esclusivo. E’ una persona affetta da disturbo di personalità narcisistico e quindi non in grado di sopportare la mancanza di ciò che desidera, la mancanza di gratificazione personale. E’ come un bambino capriccioso che vuole tutto e subito altrimenti piange, si ribella e protesta. Quando sente di non essere amato o al centro dell’attenzione sviluppa una ossessione nei confronti di una specifica persona mettendo in atto stalking (vedi articolo sullo stalking). Qual ora la negazione delle sue necessità sia continua e la frustrazione intollerabile lo stalking si aggrava sino alla violenza verso la persona bersaglio. L’idea di fondo è che "se non posso averla, nessuno può”, "se non avrà me, lei non avrà nulla”.

 

6. Il paranoico: si tratta di una persona che ha perso il contatto con la realtà ed è incapace di leggerla in modo adeguato a causa di deliri di tipo psicotico. Può avere deliri di gelosia e credere di essere stato tradito o avere dei deliri di persecuzione ed essere convinto di essere inseguito da qualcuno che vuole farlo fuori. Le convinzioni erronea e alterate della realtà fanno si che manifesti comportamenti bizzarri con i quali allontana gli altri e considera l 'allontanamento altrui la conferma di non essere ben accetto dalle persone. I deliri posso spingere la persona a commettere gravi reati (vedi articolo sul paranoico)

 

7. L’insano: si tratta di una persona gravemente malata non in grado di comprendere la natura e la qualità delle proprie azioni. Percepisce la realtà in modo errato, è incapace di mettere in atto comportamenti razionali e coerenti con ciò che accade. Le credenze e le percezioni sono incongruenti con le situazioni che accadono. I deliri privano la persona della sua capacità di distinguere i comportamenti adeguati da quelli inadeguati al contesto, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato o necessario fare. Può essere tipico dei soggetti affetti da schizofrenia. 

 

8. L’arrabbiato: si tratta di una persona semplicemente arrabbiata, ostile, gelosa, invidiosa, risentita ed impotente. In questo caso, pur essendo presente  una combinazione dei tratti tipici degli altri stili sopra citati manca l’aspetto delirante e folle. E’ una persona socialmente isolata, priva di competenze relazionali, che si sente da un lato desiderosa di attenzione e dell’altra, nell’impossibilità di avere le relazioni significative di cui necessita, è risentita ed in cerca di vendetta nei confronti di chi è socialmente realizzato.

 

 

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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