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Le cause della scarsa stima di sè

Come ho già esposto nel mio precedente articolo dal titolo “come migliorare l’autostima?”, avere una scarsa opinione di se stessi incide in modo negativo nei vari ambiti della vita di una persona: il rendimento scolastico e sportivo, la realizzazione di obiettivi personali e lavorativi, la vita affettiva, relazionale e sociale. In questa nuova trattazione mi voglio soffermare a considerare i fattori più comuni che predispongono le persone a strutturare un’idea di se negativa. 

Il lettore non si sorprenderà nel sapere che l’opinione, l’immagine o il giudizio di se stessi, si forma nella prima infanzia e trova conferma durante l’adolescenza.

Durante l’infanzia la mente di un bambino è plasmabile e facilmente impressionabile, oltre a ciò non è in grado di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Esperisce, interpreta ed interiorizza gli eventi, ed in relazione al suo vissuto e al suo specifico temperamento, si forma un concetto di se buono o cattivo. Da un lato quindi ci sono fattori contestuali, l’ambiente in cui viene educato ed il ruolo giocato die genitori, e dell’altra c’è la sua “scelta” inconsapevole di come reagire a ciò che accade a torno a lui/lei e definire la sua identità. Oltre a ciò anche l’età in cui tali esperienze vengono vissute e la durata portano ad esiti diversi in persone che sono cresciute in situazioni similari. 

La scarsa autostima indubbiamente è determinata da esperienze “forti” come quelle punitive, la mancanza di riconoscimenti, l’incuria e trascuratezza dei bisogni primari del bambino, oltre che di quelli fisici, psicologici ed emotivi, le esperienze di abbandono e solitudine. Oltre a questi fattori ce ne sono altri che possono far parte della storia evolutiva di una persona; vediamo quali.

 

Carenza di affetto: quando un bambino cresce in un contesto familiare carente d’amore e gesti di affetto, freddo, informale o punitivo, i genitori non sono in grado di rassicurarlo quando ha paura, di riconoscere e soddisfare i suoi bisogni emotivi e fisici. Chi sperimenta un senso precoce di abbandono e trascuratezza imparerà a non fidarsi, da adulto, a formare legami di attaccamento di tipo evitante per paura di sperimentare nuovamente l’abbandono. Queste esperienze in cui è mancato il calore e l’empatia portano a sviluppare difficoltà relazionali, insicurezza, introversione ed evitamento dei rapporti “intimi”.

 

Ipercritica: un bambino si convincerà di essere inadeguato e non sviluppare fiducia in se stesso e nelle sue capacità tanto più verrà criticato, ripreso e coretto per i suoi atteggiamenti piuttosto che riconosciuto per le sue abilità e qualità personali. Imparerà a muoversi dubitando sempre di sé, a rapportarsi in modo goffo agli altri.

 

Aspettative: alcuni genitori possono avere delle aspettative sul proprio figlio già durante la gravidanza. Quando il figlio reale non rappresenta quello immaginato egli potrà avvertire, anche indirettamente, di non essere in grado di rendere felici i genitori, sentirà di essere una delusione e potrebbe sentirsi non amato ed accettato per ciò che egli è realmente. Ciò accade anche quando i genitori cercano di influenzare il figlio affinché diventi una loro estensione, un mezzo per realizzare i loro obiettivi personali. Per conquistare l’amore familiare è frequente che la decisione inconscia sarà quella di compiacerli a scapito di se e dei propri desideri per sentirsi accettato ed amato.

 

Confronto: anche il confronto con gli altri, soprattutto i fratelli più grandi che hanno ovviamente già sviluppato abilità fini e competenze, può portare un bambino a sentisti “stupido“ e a perdere fiducia in se. Ogni bambino ha i propri tempi di sviluppo e le proprie predisposizione per alcune aree di interesse piuttosto che altre (sottolineare diversità attraverso il confronto non ha senso in età adulta ma ancor meno giova in fase di sviluppo).

 

Aspetto fisico: l’adolescenza è il momento dei cambiamenti fisici e del confronto coi pari. Alcuni ragazzi si sviluppano prima di altri ed in modo più armonico mentre per altri il cambiamento è più lento e vissuto con dolore. Può essere difficile accettare il proprio cambiamento fisico, riconoscersi nel proprio corpo soprattutto quando ancora non ha assunto un assetto definito. Ci sono ragazzi che si sentono “diversi”, “brutti” e non riescono per questo ad integrarsi, a piacersi e risultare attraenti. Questo vissuto determina un senso profondo di inferiorità che si somma alla volubilità dell’umore tipica dell'età. Gli effetti sono l’isolamento, il relegarsi nel proprio mondo fatto di pensieri negativi su di se.

 

Episodi di bullismo ed esclusione sociale: durante la crescita il gruppo di amici, l’integrazione coi compagni di scuola e l’appartenenza ad un gruppo sportivo o parrocchiale è importante per l’identificazione e lo sviluppo di abilità sociali. Si sa che però il gruppo può includere alcuni per affinità ed escludere altri. Spesso è il gioco della “cattiveria” e del “prendersela con” per sfogare rabbia a frustrazione dell’età. Ciò fa si che per alcuni il processo di integrazione, non avviene, e l'adolescente si senta "una pecora nera" non voluta. Anche il subire vessazioni da parte di bulli incide sulla formazione di un'idea fragile di se, di non andare bene. I coetanei, i compagni di scuola possono essere vissuti con ansia, stress ed una vera e propria forma di depressione in altri sottile e poco evidente agli occhi poco attenti. L'effetto che il ragazzo può sperimentare è di essere invisibile e sentirsi incompreso.

 

Esperienze di abuso: l’abuso nei confronti di un bambino, sia fisico sia mentale porta sempre il minore a pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato, anche se non capisce cosa, e quindi l'idea di meritarsi ciò che gli accade. In tenera età l'abuso è perpetrato ad opera di persone che fanno parte della sua cerchia ristretta di persone fidate: genitori, amici di famiglia, parenti (zii, cugini), vicini di casa, e meno frequentemente estranei.

 

Svantaggio sociale ed economico: crescere in una famiglia che è economicamente disagiata può portare a sviluppare un complesso di inferiorità; in alcuni casi, può anche determinare il bisogno di riscatto, di rivalsa, motivare a raggiungere posizioni di rilievo in società oppure all'idea d'essere persona ai margini, di poco valore, senza via di uscita.

 

Tradimento, fine di una relazione: quando si subisce la fine di una relazione, soprattutto in seguito ad un tradimento, si è portati a mettersi a confronto con l’altro/a e su ciò che ha in più rispetto a noi con effetti drammatici per chi ha già avuto esperienze precoci di abbandono. 

 

Fallimento, disoccupazione: i problemi in ambito lavorativo inducono ad uno scoramento ed a crisi depressive, sia in coloro che si sono impegnati per raggiungere il successo lavorativo, identificano il lavoro come un’area importante per la propria auto-realizzazione, sia per coloro che sentono la responsabilità di dover provvedere alla famiglia e, non riuscendosi, si danno degli incapace e fallito. Può essere molto scoraggiante trovarsi a far i conti con la disoccupazione, il fallimento di una attività, il demansionamento o il mobbing, la precarietà. Coloro che dubitano del proprio valore di fronte a tali eventi stressanti portano a mettere in discussione in più in generale anche il loro ruolo nella vita. Il senso di fallimento può mandare in stallo la persona che nell'immobilismo può trovare conferma del suo essere inadeguato nel ruolo di capo famiglia.

 

Malattia: avere problemi di salute, ricorrenti e cronici, che tolgono serenità e   limitano libertà di movimento. I sentimenti che si possono provare sono: tristezza, rabbia, senso di ingiustizia, vergogna. Ciò ha un impatto sul senso di sicurezza personale; vivere con una salute precaria porta, in special modo nei bambini a lungo ospedalizzati, a vivere sentendosi sempre nell'incertezza. Anche l'autostima dei fratelli di bambini affetti da disabilità o malattia cronica, può risentirne se si sentono messi, seppur involontariamente, in secondo piano dai genitori.

 

In seguito a queste esperienze le persone sviluppano un pattern di comportamenti che sottendono una autostima deficitaria:

 

  • Mancano di abilità sociali ed evitano di interagire con gli altri soprattutto quelle in quelle situazioni di “confidenza”.
  • Sensibilità alle critiche ed incapacità a distinguere tra giudizio negativo ed osservazione costruttiva.
  • Stanno sulla difensiva e difficilmente rivelano ciò che pensano per timore di essere rifiutati e criticati, ovvero mancano di assertività.
  • Lo stile di pensiero è iperanalitico e vivono tutto con preoccupazione.
  • Non si fidano degli altri e delle proprie capacità, soffrono d'ansia anticipatoria e da prestazione.
  • Stando spesso in guardia possono soffrire di sintomi fisici come stanchezza, mal di testa, male alle cervicali, alle spalle ed insonnia dovuti ad una postura sempre rigida, contratta, iper-controllata.
  • Si sentono spesso inutili, non amati, incompetenti; nelle relazioni intime sono diffidenti e ricercano continue conferme dal partner. I rapporti sono destinati a fallire poiché vissuti male per l’eccessiva insicurezza e la difficoltà a dare fiducia.
  • Vanno in ansia di fonte a cambiamenti di programma improvvisi.
  • Compiacciono, si adattano, per accontentare le persone con l’idea che questo è l’unico modo per tenerle vicine ed essere benvoluti. Si fanno apprezzare non per ciò che sono ma per ciò che pensano ci si aspetti da loro. Mancano di autenticità e spontaneità perché sono convinti che se si mostrassero genuinamente verrebbero lasciati soli, derisi, criticati. 
  • Non si riconoscono qualità, potenzialità e risorse; ri-definiscono i proprio successi come frutto del caso ed i fallimenti come incapacità proprie.
  • Hanno una scarsa immagine del proprio corpo e delle proprie forme perciò sono inclini ai soffre di disturbi alimentari: come l’anoressia, bulimia, alimentazione compulsiva (binge).

 

E’ sempre consigliabile cercare un aiuto professionale quando si ha la sensazione che la situazione sia fuori dal proprio controllo e stia impedendo alla persona di vivere serenamente e con fiducia la propria vita. Che fare concretamente? Leggi qualche suggerimento pratico qui.

 

 

Dr. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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