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Le voci nella testa: scendere a patti col dialogo interno.

La maggior parte delle persone sviluppa un dialogo interno con se stessa che non è necessariamente indice di aspetti paranoici o deliranti. 

Comunemente le “chiacchiere mentali” rappresentano una forma di introspezione o di pensiero estremamente focalizzato all’interno di se. Può essere utile per organizzare informazioni, valutare e considerare aspetti diversi di una situazione al fine di giungere ad una decisione, per incoraggiarsi o consolarsi nei momenti difficili. Quando invece il contenuto di questo dialogo ha a che fare con l’auto-critica, la svalutazione di se, i dubbi circa il proprio valore o la propria identità, il senso di colpa per alcuni atteggiamenti avuti in passato è meno utile e produttivo poiché porta con se stati emotivi negativi d’ansia e depressione. Le voci nella testa in alcuni casi posso essere cosi pervasivi da risultare incessanti e fastidiosi; la persona passa ore ed ore a giudicarsi, confrontarsi con gli altri, sminuirsi. Quando il dialogo interno è centrato su preoccupazioni che la persona non riesce più a contenere a causa dell’ansia allora si parla di pensiero ossessivo. In particolare se proiettato al passato si parla di ruminazione e se riguarda preoccupazioni circa il futuro si parla di rimuginio.

In situazioni di disagio e stress tale “monologo” interferisce con le capacità attentive della persona e il suo ciclo del sonno (insonnia e risvegli notturni). 

Ci sono persone che si identificano con tale voce e si sentono a proprio agio con essa accettandola; la considerano parte integrante di se (aspetto egosintonico). Altre, invece la rifiutano e considerano come qualcosa di indipendente e separato da se (aspetto egodistonico), non riescono ad accettarla e gestirla. Quando la voce nella testa diventa un limite per lo svolgimento delle attività quotidiane e le relazioni interpersonali, allora è bene decidere di fare qualcosa al riguardo per non esserne più condizionati.

Per calmate la voce nella testa è necessario innanzitutto comprendere da dove proviene, cosa ci sta dicendo e qual è la sua funzione. Se si riesce a capirne l’origine, astenendosi dal giudizio a priori circa la sua inutilità, allora sarà più facile tenerla a bada.

La voce nella testa in se non arreca alcun danno alla persona e non necessariamente è indice di una personalità psicotica. Il più delle volte può essere fonte di autocritica o commenti severi nei propri confronti. La funzione originaria di tale meccanismo è quella di farci rimanere vigili per proteggerci da potenziali pericoli. 

Si sviluppa da piccoli quando avviene la fusione tra memoria e logica. Inizialmente un bambino piccolo agisce tenendo conto del qui e ora e dei suoi istinti e desideri. Mano a mano che cresce impara il nesso di causalità (es. se mette in disordine viene sgridato), che alcune azioni che compie possono portare a conseguenze spiacevoli (dolore fisico o emotivo della punizione ricevuta) cosi che si struttura una “vocina” che ha lo scopo di ricordagli questa associazione utile prevenire successive situazioni punitive e dolorose.  

La mente quindi, attraverso i dialogo interiore, vuole ricordaci quali comportamenti preferibilmente adottare per essere accettati ed amati e quali invece evitare in base alle esperienze vissute. 

La voce “registrata” nel passato anche da adulti ci suggerisce ciò che “dovremmo o non dovremmo fare”, quali regole seguire, tenendo conto delle possibili reazioni che otterremmo negli altri usando come modello le reazioni delle persone significative dell’infanzia. Essa quindi rappresenta un limite nel decidere cosa è bene per noi fare nel momento presente al di la della risposta altrui. Le “chiacchiere” ci indicano gli atteggiamenti da adottare per compiacere gli altri in base al nostro passato. 

Tuttavia ciò che abbiamo valutato da piccoli spesso si basa su errori di valutazione dovuti alla logica infantile ed alle limitate capacità di comprensione della mente di un bimbo.

Le punizioni ricevute dai genitori potrebbero non essere legate al comportamento inadeguato del bambino ma ad un problema degli adulti (es stress del genitore). Per tanto la voce “sono cattivo se…”, “sono stupido…” sentita allora e ri-udita oggi potrebbe essere dovuto ad una falsa credenza della memoria.

Le decisioni infantili circa se stessi possono condizionarci da adulti se non contestualizzate alla situazione originaria e rimesse in discussione. 

A volte come gli adulti, presi dalla frenesia dei ritmi di vita, ci ritroviamo a seguire regole di vita e idee su noi stessi senza mai chiederci da dove provengano, se sono vere o ancora valide. 

 

Diamo alla mente credito per cosi tanto tempo da fidarci di ciò che ci propone in modo automatico senza neppure analizzarne con accuratezza il contenuto o valutarne il senso. Cosi rischiamo di investire un sacco di energia per soddisfare le sue regole a tal punto da non accorgerci che a volte si contraddicono e che ci limitando nel sentirci felici e realizzati. Dimentichiamo che le regole, i divieti, le ammonizioni, erano destinate a farci sentire al sicuro e amati. Eppure è difficile sentire amore e gioia quando le chiacchiere mentali incessanti hanno a che fare con ciò che “dobbiamo o non dobbiamo fare”, quanto siamo “criticabili”, “indesiderabili” e “sbagliati”.

 

 

Ecco 4 modi per dire alla vostra voce interiore chi ha il vero potere.

  1. Ringrazia: la voce che senti dentro senza ostacolarla o combatterla. Accoglie com gentilezza e riconosci la sua presenza senza combatterla. Più cerchi di negarla, zittirla, e più si farà presente. Ringraziala per ciò che ti vuole suggerire; in fondo cerca di proteggerti ma se lui che devi valutare se ciò che dice ti è utile nella vita di adulto di oggi.
  2. Dille che vai bene cosi: che sai il fatto tuo e non hai bisogno di confrontarti con gli altri. Se un essere intelligente, capace di pensare e valutare le situazione, prendere le tue decisioni. Puoi ascoltare ciò che ti dice ma che sarai tu a decidere liberamene. 
  3. Ricordale che possiedi delle risorse: se vuole convincerti che non sai, non puoi o non riesci... dille che hai capacità interiori e risorse per cavartela comunque vada. Elencale quelle situazioni in cui hai già raggiunto obiettivi, superato ostacoli o difficoltà. Sposta la tua attenzione sui risultati positivi che hai già sperimentato; non potrà mettere in dubbio ciò che è ovvio.
  4. Rassicurala; dille che il disagio non ti preoccupa, che lo conosci e già ci fai i conti. Non serve che ti invitti a stare in una zona sicura e circoscritta di possibilità limitate. La “zona comfort” in cui ti invita a stare è una prigione: dille che abbracci l’incertezza e che scegli di vivere in modo libero.

Dr.  Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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