Psicologia familiare: famiglie sane, centripete e centrifughe


Così come in fisica esistono giochi di forze che spiegano e regolano il movimento degli oggetti anche in ambito familiare è possibile identificare forze che determinano i movimenti fatti dai membri all'interno del loro nucleo familiare e la loro permeabilità o, grado di interscambio, rispetto al mondo esterno. Vi sono forze centripete che spingono la famiglia a chiudersi in se stessa per promuovere la coesione tra i membri (direzione da fuori a dentro, verso il nucleo) e forze centrifughe, che spingono i membri ad aprirsi al mondo con curiosità per accogliere nuovi stimoli attraverso il confronto e le relazioni con gli altri (direzione da dentro, dal nucleo, verso il mondo esterno).

Secondo il modello di Breavers le famiglie centripete tendono ad essere concentrate sui rapporti all'interno della famiglia. Cercano relazioni soddisfacenti prevalentemente focalizzandosi tra i suoi membri riducendo o, a volte evitando, i rapporti con persone esterne alla loro cerchia. All’estremo opposto troviamo le famiglie centrifughe che cercano relazioni soddisfacenti prevalentemente al al di fuori del nucleo familiare, instaurando rapporti con persone nuove.

La maggior parte delle famiglie, quelle sane, hanno un buon grado di coesione e condivisione interna di spazi, tempi, valori e regole oltre che una certa apertura e confronto con gli altri. Vi sono però situazioni in cui i due stili diventano estremi e fuori controllo.

 

Le centripete (concentrate all'interno) lottano per il mantenimento dei propri confini che appaiono rigidi e chiusi rispetto alle influenze del mondo esterno mentre i membri sono invischiati e mantengono tra loro confini poco chiari. Si tratta di famiglie che non promuovono la separazione, l’individuazione e lo sviluppo dell'identità personale. I membri cercano la gratificazione all’interno del gruppo familiare. La famiglia è l’unico contesto in cui è possibile sperimentare il senso di appartenenza e questo implica l’adattarsi alle rigide regole familiari rinunciando alla differenziazione dagli altri membri nel modo pensare e sentire. L’idea è che si è un membro ok solo nella misura in cui vi è accettazione passiva dei parametri interni altrimenti il vissuto è di esclusione. Si tratta di famiglie iper-protettive che non agevolano l’autonomia ed il senso di sicurezza al di fuori del contesto conosciuto. Piuttosto il mondo esterno viene visto come pericoloso e spaventante per cui bambini ed adolescenti vengono limitati e trattenuti nelle loro possibilità di sperimentarsi con il mondo. Quando un sistema è cosi rigido la comunicazione è bloccata, o deficitaria: alcuni individui si adattano rinunciando alla propria individualità mentre altri possono sviluppare problemi di salute mentale come la depressione, le ossessioni, la fobia sociale, la rabbia repressa (sotto forma di modalità passivo-agressive), la schizofrenia (una lotta interna che ha comunque anche basi biologiche e non solo contestuali) o optare per la fuori uscita da un ambiente familiare estremamente controllante.

 

All'opposto, le famiglie centrifughe (concentrate verso l'esterno) si caratterizzano per confini verso l’estremo molli e labili mentre i membri sono separati tra loro da rigide barrire. Le gratificazioni vengono cercate all’esterno del nucleo familiare. La famiglia anziché garantire il senso di appartenenza attraverso la rigidità delle sue regole, come accade per le centripete, all’opposto non promuove in alcun modo la coesione o forme di sostegno. Si tratta di famiglie che non offrono una base sicura ai suoi membri; utile in particolar modo al bambino o adolescente per sperimentare senza angoscia ciò che li circonda: spingono prematuramente al di fuori del contesto noto i suoi membri in formazione anche se non sono ancora preparati ad affrontare il mondo in modo autonomo. Si tratta di famiglie che non offrono struttura ma spingono fuori senza offrire l’esperienza di calore, comprensione, supporto ed intimità. E’ il substrato sul quale possono svilupparsi problemi come l’ansia da separazione o il disturbo borderline di personalità. 

 

Le famiglie sane sono invece quelle che hanno confini marcati ma non rigidi (tratteggiati) sia all’interno che all’esterno. I membri sentono il senso di apparenza ed il legame l’uno nei confronti dell’altro. Vi è la possibilità di sperimentare al di fuori dell'ambiente domestico, costruire una propria visione del mondo ed una concetto di se chiaro seppur differente dagli altri ed allo stesso tempo ricevere sicurezza e protezione. I membri sono autonomi senza sentisi soli. La famiglia è “un porto sicuro” al quale tornare per fare rifornimento affettivo, ottenere conforto a fronte di esperienze spiacevoli oltre che poter condividere liberamente le esperienze positive fatte al di fuori del nucleo familiare. 

Nelle famiglie sane le caratteristiche principali sono la flessibilità di confini, c'è un processo di scambio osmotico tra interno ed eterno. Vi l’apertura verso il mondo, la possibilità di essere accettati a prescindere dalle proprie scelte ma soprattutto la facilità nel gestire le crisi e poterle superare con successo per mezzo del supporto di tutti i membri della famiglia.

 

 

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

Riproduzione vietata: non è consentita la ripubblicazione, 

anche in forma parziale, senza autorizzazione.