La Co-dipendenza e le relazioni familiari disfuzionali


La co-dipendenza è un comportamento appreso che può essere tramandato da una generazione all'altra. Si tratta di una condizione emotiva e comportamentale che colpisce la capacità di un individuo di avere un rapporto sano e reciprocamente soddisfacente con una persona. E’ noto anche come "rapporto di dipendenza", perché le persone co-dipendenti spesso formano o mantengono relazioni a senso unico, emotivamente distruttive e/o abusive. 

Il disturbo è stato identificato una decina di anni fa come il risultato di anni di studio sulle relazioni interpersonali nelle famiglie di alcolisti. Il comportamento co-dipendente è appreso per osservazione ed imitazione dei membri della famiglia che mostrano questo tipo di comportamento.

Inizialmente il termine co-dipendente serviva a descrivere le persone che avevano una relazione insana con un familiare affetto da dipendenza da alcool o droghe (relazione con un coniuge, un genitore, un fratello, un amico). 

Tuttavia modelli simili di comportamento sono stati osservati anche in persone che sono in relazione con persone affette da malattie mentali croniche ed inserite in famiglie disfunzionali.

Una famiglia disfunzionale è quella in cui un membro della famiglia è affetto da un disturbo ed il disagio degli altri componenti della famiglia viene ignorato o negato (paura, rabbia, vergogna non trovano spazio per il confronto). Si tratta di situazioni in cui un membro è affetto da:

 

  • Dipendenza da droghe, alcool, sesso, gioco d’azzardo o soffre disordini alimentari; 
  • Abuso fisico, emotivo o sessuale;
  • Malattia mentale o fisica cronica.

 

Le famiglie disfunzionali non riconoscono l'esistenza del problema di uno dei suoi componenti e quindi non affrontano l’impatto che la situazione ha sugli altri familiari ed il loro conseguente vissuto emotivo. Tutti i membri assistono impotenti alla situazione ma il loro disagio rimane inespresso e negato; tutti imparano a reprimere le proprie emozioni e ignorare i propri bisogni. 

Gli sbalzi di umore e gli agiti del portatore del problema diventano centrali mentre ogni familiare subisce in modo passivo la situazione; si sviluppano meccanismi di difesa come la negazione, il distacco emotivo e l’evitamento del confronto. I familiari si staccano, non parlano, non si toccano, non affrontano, non si fidano gli uni degli altri: l'identità e lo sviluppo emotivo dei membri di una famiglia disfunzionale è spesso impedito.

L’attenzione e l’energia di tutti i membri della famiglia sono focalizzati sul malato/dipendente; ogni altro bisogno viene represso. Il co-dipendente sacrifica in genere i suoi bisogni per prendersi cura della persona in difficoltà a cui sono rivolte tutte le attenzioni; impara a mettersi in secondo piano per il bene del malato perdendo il contatto con i propri bisogni, desideri ed il senso di sé.

Il co-dipendente finisce per sviluppare una bassa autostima e fatica a capire se stesso, a focalizzarsi su ciò che sente e desidera poiché non è aiutato ad avere un ruolo centrale in famiglia, non fa mai l’esperienza di essere “visto“ ed ascoltato da qualcuno di significativo. Alcuni co-dipendenti cercano di alleviare il loro senso di vuoto ed indefinizione di sé abusando a loro volta di alcool, droghe e nicotina. Altri possono sviluppare comportamenti compulsivi come l’iperlavoromania, il gioco d'azzardo o l'attività sessuale indiscriminata e compulsiva per evitare di fare i conti con il proprio dolore.

Il co-dipendente ha buone intenzioni ma il carico emotivo che sopporta nel prendersi cura di una persona in difficoltà gli fa assumere il ruolo di vittima. Una moglie può coprire il marito alcolizzato, una madre può coprirei i problemi che il figlio ha con le droghe o un padre può struggersi nel tentare di aiutare una figlio che si mette nei guai con la legge.

Il problema è che questi tentativi di salvataggio ripetuti consentono all'individuo bisognoso e problematico di continuare a perseguire un percorso distruttivo e di diventare ancora più dipendente dalla custodia malsana del suo “salvatore”.

Più il bisognoso si affida al suo salvatore (co-dipendente) più quest’ultimo si sente ricompensato e soddisfatto di poter essere “utile e necessario." Ad un certo punto questo legame disfunzionale porta il co-dipendente a rendersi conto che non solo il suo aiuto è vano ma che si sente impotente ed impossibilitato ad interrompere il ciclo di supporto fino ad allora offerto. Il co-dipendente finisce per sentirsi vittima della situazione e nelle relazioni affettive ed amicali andrà a ricercare partner  bisognosi e fragili poiché questo è l’unico modo un cui sa stare in relazione. Le caratteristiche del co-dipendente sono:

 

  • Senso esagerato di responsabilità per gli altri;
  • Tendenza a confondere l'amore con la pietà;
  • Tendenza a fare di più di quanto dovrebbero;
  • Tendenza a rimanere male quando non vengono riconosciuti i suoi sforzi;
  • Dipendenza: fa di tutto per mantenere un rapporto, seppur malsano, per evitare la sensazione di abbandono;
  • Bisogno estremo di approvazione e riconoscimento;
  • Senso di colpa quando non interviene;
  • Bisogno impellente di controllare gli altri;
  • Mancanza di fiducia in se e/o negli altri;
  • Paura di essere abbandonato o rimanere solo;
  • Difficoltà a identificare i propri sentimenti;
  • Rigidità o difficoltà di adattamento al cambiamento;
  • Problemi nel mettere confini e nell’intimità;
  • Rabbia cronica
  • Difficoltà a prendere decisioni.

 

 

Poiché la co-dipendenza di solito ha le sue radici nell'infanzia di una persona, il trattamento spesso comporta l’esplorazione delle problematiche esperite nella prima infanzia ed i suoi modelli attuali di comportamento relazionale disfunzionali. La psicoterapia si concentra anche sull’aiutare i pazienti ad entrare in contatto con i sentimenti che sono stati negati durante l'infanzia e sulla ricostruzione delle dinamiche familiari. L'obiettivo è quello di permettere alla persona di sperimentare la gamma completa di sentimenti inespressi, imparare ad identificare ed abbracciare i propri bisogni e sviluppare l’assertività ovvero la capacità di dire “no” di fronte alle richiesta di aiuto che comportano troppo carico emotivo.

 

 

- Dott. Maurizio Sgambati -

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