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I giochi psicologici nelle relazioni interpersonali


Tutti nella vita di relazione mettiamo in scena dei giochi psicologici, spesso inconsapevoli, all’ scopo di ottenere una qualche forma di tornaconto. Un gioco psicologico è caratterizzato da dinamiche competitive molto frequenti fra due o più persone che si conclude col sperimentare un’emozione finale spiacevole.

Si tratta di uno schema di comportamento in cui gli elementi tipici sono la ripetitività e la mancanza iniziale di consapevolezza dei “giocatori” circa la conclusione sgradevole: rabbia, tristezza, impotenza, sconforto sono le emozioni provate alla fine dell'interazione.

Queste manovre inconsce e sleali possono essere messe in atto in ogni tipo di relazione: a casa nei confronti di familiari e partner, con amici, coi colleghi di lavoro e gli estranei. In qualche misura ogni persona attiva dinamiche di relazione inconsapevoli mentre sta in relazione a qualcuno; a volte i giochi si rivelano vantaggiosi ma per lo più sono dannosi perché estenuanti, comportano disordine e conflittualità nelle relazioni con gli altri. Sono radicati così a livello profondo che definiscono il nostro modo di stare in rapporto con gli altri senza nemmeno rendercene conto.

Allora perché la gente gioca nei rapporti, qual è il vantaggio che si ha nel giocare? E come si può identificare un gioco psicologico per uscirne?

Durante le prime esperienze di relazione con le figure significative da bambini impariamo, attraverso processi di adattamento, a scegliere quali saranno i ruoli e i giochi che attiveremo nelle relazioni future. Si tratta di schemi di comportamenti da adottare in base a ciò che ci aspettiamo dagli altri e per confermare le convinzioni che abbiamo su noi stessi (ok, non ok).

Una volta che il gioco si è strutturato in uno schema fisso di stimolo e risposta, l'origine della nascita o del perché della scelta di un determinato gioco si dimenticano.

Questo rende difficile recuperare, se non attraverso adeguati strumenti quali la psicoterapia basata sull’analisi transazionale l’origine ed i motivi che hanno portato alla scelta del gioco da giocare.

Le persone giocano perché ottengono qualcosa attraverso di esso. Continuano a giocare perché, pur pagando il prezzo del disagio e del conflitto finale, ha un guadagno inconscio. Giocare permette di raggiungere un obiettivo, ovvero la conferma di una idea rigida e di base su di sè, su come funzionano gli altri ed il mondo. Ad esempio attraverso il gioco psicologico una persona ottiene conferma del proprio senso di sicurezza, soddisfa il bisogno di controllo, rinforza la propria autostima, conferma il proprio ruolo di vittima,.

E’ importante sottolineare che i giochi nei rapporti coinvolgono almeno due persone; non possono essere giocati da soli. All’interno del gioco c’è sempre una persona che fa un invito ad un altra a giocare assumendo un ruolo (es. persecutore)e tale invito, se accettato inconsapevolmente, porta l’altro ad assumere un ruolo complementare (es. vittima). Un giochi psicologico è:

 

  • Ripetitivo. Ogni persona ripete il proprio gioco preferito e ne mantiene immutata la struttura;
  • Giocato al di fuori della consapevolezza dell'Adulto.
  • Termina con un'emozione parassita, falsa atta a coprire un'emozione autentica.
  • Implica sempre una disconferma: la persona impegnata nel gioco svaluta sempre se stessa, la situazione o l’altro giocatore.


Il gioco svolge una funzione di difesa e di gratificazione e permette alla persona di riconfermarsi il proprio “copione di vita” cioè l’idea circa il suo scopo nella vita. 

Vediamo nel dettaglio di analizzare la dinamica dei giochi alla luce della teoria del Triangolo Drammatico di Karmpan.

I giochi sono molteplici e variano in relazione al ruolo di base da cui parte un giocatore: Persecutore/Carnefice, Salvatore e Vittima. Il triangolo mostra i cambiamenti di posizione che si verificano durante i giochi.

Ogni persona ha una posizione preferita, che si tratti di Salvatore, Persecutore o Vittima, ma durante le interazioni i ruoli si scambiano (transazioni).

Secondo Claude Steiner, «la vittima non è davvero impotente come sembra, il salvatore non è realmente intenzionato ad aiutare e il persecutore non ha veramente un motivo valido per attaccare”.

Ciò che è interessante è il fatto che il salvatore si percepisce realmente come una persona che in grado di fornire aiuto (inconsciamente è convinto di salvare una vittima) e trova molto difficile ammettere di avere egli stesso bisogno di aiuto. Dall’altro lato del triangolo, il persecutore si considera egli stesso una vittima a tal punto che la sofferenza che sperimenta è usata per giustificare il comportamento vessatorio e persecutorio.

Vediamo che cosa accade lungo le 3 posizioni.


Il persecutore esercita pressioni e coercizioni o pone ostacoli, critiche, attacchi, disconoscimenti per che maltrattano e far sentire inferiore la Vittima.

Convinzione: “Io sono OK, tu non sei OK”

Tornaconto: Mi hai fatto sentire come se non fossi OK, ora ti farò sentire la stessa cosa."


Il salvatore sente una spinta profonda a correre in soccorso della Vittima, rendendosi utile per proteggerla e di riscattarla grazie alle proprie migliori risorse e abilità, anche indipendentemente dal fatto che la Vittima glie lo abbia esplicitamente richiesto

Convinzione: " Io sono OK e ti aiuterò, Tu non sei OK”.

Tornaconto: "Ho cercato così faticosamente di aiutarti e tu mi hai rifiutato, quindi non sei OK, ma almeno ci ho provato." Oppure “Ti ho aiutato, vedi quanto sono utile e importante?"


Vittima è persona cui le cose vanno male, si sente frustrata, è debole e incapace, non trova modo di sollevarsi, è sofferente, perseguitata, martire di qualcuno o di qualcosa

Convinzione: "Io non sono OK e Tu sei OK”.

Tornaconto: "Ho detto che nessuno mi può aiutare. Non posso fare nulla”.


Per un certo tempo, le parti in gioco sembrano chiare: la vittima si sente bisognosa d’aiuto mentre il salvatore è convinto di fornirgli l’auto necessario per salvarla.

Col passare del tempo la Vittima si sente inferire, non crede di poter essere aiutato, ed il Salvatore si sente impotente ed incapacità di riscorre nell’impresa. Ad un certo punto l’insofferenza della vittima per gli sforzi del salvatore fa si che si verifichi uno scarto drammatico, o transazione lungo il triangolo: La vittima rifiuta l’aiuto e svaluta la capacità di poter essere aiuto e, cambiando posizione, diviene il persecutore del suo stesso salvatore. Il salvatore si sente incapace, frustrato e inutile nel suo ruolo iniziale e si tramuta nella Vittima di chi avrebbe dovuto salvare.

Naturalmente, le posizioni di partenza cosi come convinzioni che si celano dietro a queste posizioni sono molte e variano da persona a persona dando avvio a molteplici tipologie diverse di combinazione di giochi psicologici inconsci.

 

Uno dei migliori modi di stabilire un rapporto sano e onesto con gli altri è quello di essere consapevoli dei giochi che le persone giocano nelle relazioni al fine di riconoscerli in tempo appena iniziano ad essere attuati. 

 

 

Dott. Maurizio Sgambati, Psicologo Psicoterapeuta

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