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Il legame di attaccamento: come influenza le relazioni adulte e di coppia?


L’essere umano è nato biologicamente programmato per stabilire un legame di attaccamento significativo con una figura primaria chiamata caregiver (comunemente la madre). Questo legame è funzionale alla sopravvivenza poiché l’uomo, a differenza di altre specie animali, ha una struttura neurobiologica cosi complessa a svilupparsi che non nasce autonomo in tutte le sue funzioni. Necessità quindi dopo la nascita di cure ed accudimento affinché il suo sviluppo possa completarsi nei primi anni di vita attraverso un legame di dipendenza iniziale. 

Questo legame modella il cervello del neonato, le sue connessioni neuronali, influenza la sua autostima, le sue aspettative circa il comportamento degli altri, la capacità di attrarre e mantenere relazioni di successo da adulto.

Un legame di attaccamento sano e positivo predispone quel bambino ad essere un futuro adulto capace di relazioni sane, di entrare in sintonia con gli altri e comunicare più efficacemente.

Ogni bambino sperimenta emozioni intense come paura, rabbia, tristezza, angoscia e gioia; il modo in cui la figura di attaccamento reagisce a livello verbale e non verbale alla sua emotività determina il successivo modo in cui si relazionerà con le persone che faranno parte della sua vita: il primo legame di attaccamento getta le basi per tutti i rapporti futuri. 

Coloro che durante l’infanzia hanno sperimentato situazioni di forte angoscia, di separazione o di abbandono (reale o immaginario) o un lutto e non sono stati aiutati a spiegare, gestire e contenere l’emotività spesso diventano adulti che hanno difficoltà a comprendere le proprie emozioni ed i sentimenti altrui. Ciò rappresenta un limite nella loro capacità di costruire o mantenere relazioni sane ed efficaci. 

Secondo la teoria dell’attaccamento elaborata dallo psichiatra inglese John Bowlby e dalla psicologa americana Mary Ainsworth, il legame madre-bambino (o altra figura adulta significativa) è la forza primaria nello sviluppo del bambino. La teoria afferma, anche grazie e studi scientifici basati sulla tecnica di imaging neurale, che il legame di attaccamento al caregiver:


  • Plasma le relazioni intime adulte ed in generale tutti le relazioni future;
  • Determina la capacità di mantenere un equilibrio emotivo di fronte alle avversità della vita (delusioni e sconforto);
  • Permette di godere di se e trovare soddisfazione nella relazione con gli altri;
  • Rende la persona adulta consapevole dei propri sentimenti ed in grado di rassicurarsi di fronte all’angoscia ed alle disgrazie.


Le interazioni adulto/bambino che portano alla sviluppo di un attaccamento sicuro sono quelle in cui la madre è in grado di percepire emozioni e sentimenti del proprio figlio e farlo sentire compreso ed al sicuro. 

Quando il cargiver è in grado di gestire il proprio stress, calmare il bambino, essergli vicino fisicamente, comunicare attraverso le emozioni (condividere la gioia, perdonare facilmente), il sistema nervoso del bambino si struttura in modo saldo. Un legame di attaccamento sicuro con la madre permette al bambino di sentisti contenuto, sicuro, di esplorare il mondo circostante con fiducia e trovare conforto di fronte alle sconfitte. Diventerà un aiuto flessibile, creativo, speranzoso ed ottimista. 

Quando invece una madre di fronte ad bambino angosciato, arrabbiato o triste, non è in grado di interpretare in modo preciso i suoi mutevoli stati emotivi, si mostra agitata, irritata, stressata ed insicura allora si può verificare un problema di comunicazione che getta le basi per un attaccamento insicuro alla figura di riferimento. Un attaccamento insicuro può essere anche causato da maltrattamenti o abuso, oltre che da isolamento o solitudine, mancanza di attenzioni e trascuratezza.

Alcuni bambini deprivati di cure fisiche ed emotive possono svilupparsi più lentamente, manifestare deficit cognitivi o problemi di salute e successivamente difficoltà di apprendimento e  di socializzazione.

La figura di riferimento non deve essere perfetta o essere sempre in sintonia con ciò che il bambino prova ma essere disponibile il più delle volte ad aiutarlo a decodificare ciò che prova, a dare nome a ciò che sente, e rassicurarlo.



In che modo l’attaccamento influenza le relazioni adulte?

Esistono stili genitoriali e legami di attaccamento comuni nelle diverse popolazioni, culture, etnie e condizioni socio-economiche:


  • Attaccamento sicuro: in cui il caregiver è allineato con il bambino e le sue emozioni; come conseguenza diventerà un adulto capace di creare relazioni significative, sarà empatico nei confronti degli altri ed in grado di porre dei limiti adeguati nelle relazioni. In grado di gestire lo stress, usare la comunicazione non verbale (linguaggio del corpo), mostrarsi spensierato, giocoso e coinvolto nelle relazioni oltre che capace di perdonare e lasciar andare il rancore;
  • Attaccamento sfuggente/evitante: in cui il caregiver non è disponibile o è rifiutante. Si tratta di un genitore egocentrico che indice il bambino a chiudersi nel proprio mondo interiore, evitare le relazioni ed essere incapace di esternare le proprie emozioni; come conseguenza diventerà un adulto fisicamente ed emotivamente distante dagli altri. Una persona rigida, distaccata, critica ed intollerante nei confronti del prossimo;
  • Attaccamento insicuro/ambivalente: in cui il caregiver non è coerente o è invadente per cui il bambino sperimenta l’ansia dell’imprevedibilità poiché non sa mai cosa aspettarsi dalla figura di riferimento; come conseguenza diventerà un adulto che sente il bisogno di vicinanza ma che teme il rifiuto o che a sua volta ha atteggiamenti poco coerenti. Una persona ansiosa, insicura, a volte affascinante ed altre sfuggente e insicura;
  • Attaccamento disorganizzato: in cui il caregiver non ha soddisfatto i primi bisogni di vicinanza emotiva, poiché incapace di responsività nei confronti dei bisogni del bambino a causa di patologie psichiatriche, abuso di alcool o droghe e ha quindi tenuto un atteggiamento disorientato o terrorizzato; come conseguenza diventerà un adulto aggressivo, arrabbiato, insensibile alle esigenze del partner, con il quale è difficile stare in relazione in modo positivo.



Sulla base di questa prima esperienza di relazione ci costruiamo uno schema mentale, inconscio, (chiamato modello operativo interno) di come “dovrebbero” essere in generale le relazioni. Tale modello ci guida nel individuare e ricercare proprio le persone che hanno caratteristiche similari al caregiver come a voler riproporre all’infinito la relazione primaria. L’Adulto che ha quindi avuto una prima esperienza relazionale positiva, caratterizzata da cure amorevoli, che si è rapportato ad una madre rassicurante andrà a ricercare partner affidabili con cui creare un legame intimo profondo in linea con le sue aspettative. 

Coloro che hanno non hanno potuto contare su un genitore rassicurante e attento ai loro bisogni infantili struttureranno una immagine di se di persone non amabili, non si riterranno autosufficienti e cercheranno inconsapevolmente un compagno che tenderà a con fermate questa loro visione di se. Ciò accade ad esempio quando una donna è stata maltrattata durante l’infanzia da un padre aggressivo, violento o abusante; tenderà a trovate partner frustranti e violenti nonostante il desiderio di fare una esperienza amorevole con un uomo accogliente e rispettoso.

Anche relazioni di coppia il legame di attaccamento si instaura già con la ricerca di vicinanza a partner con caratteristiche predefinite ed è sostenuto da sessualità ed affettività. Il rapporto di coppia ha caratteristiche simili a quelle dell’attaccamento infantile; anche nel rapporto d'amore tra due persone si possono distinguere diverse tipologie di stili di attaccamento:


  • Relazioni affettive con attaccamento sicuro: si tratta di una rapporto di coppia in cui entrambi i partner nutrono fiducia nei confronti dell’altro e sanno essere intimi tra loro; si trovano a proprio agio nell’autonomia individuale cosi come nella vicinanza e nell’intimità fisica ed emotiva. Si considerano entrambi meritevoli di essere amati e percepiscono il partner come disponibile, sensibile e presente.
  • Relazioni affettive con attaccamento insicuro/preoccupato: si tratta di un rapporto di coppia caratterizzato dalla preoccupazione di uno, o entrambi i partner, per la perdita della relazione. Entrambi, a causa di una bassa autostima, mettono in dubbio la possibilità di essere persona amati, temono di essere lasciati. L’altro viene visto come al persona che una fonte di rassicurazione ma questo bisogno estremo di conferme porta anche a frequenti scenate di gelosia.
  • Relazioni affettive con attaccamento evitante/sfuggente: si tratta di un rapporto di coppia caratterizzato da paura o rifiuto dell’intimità. L’altro viene percepito come rifiutante, inaffidabile, per cui c’è un evitamento del pieno coinvolgimento emotivo per paura del rifiuto ed un mantenimento dell’indipendenza.
  • Relazioni affettive con attaccamento disorganizzato: si tratta di un rapporto di coppia caratterizzato da comportamenti imprevedibili ed poco coerenti che vanno dal rifiuto del coinvolgimento, dell’intimità, della sana dipendenza. E’ un rapporto tossico, fragile, difficile ad altro tasso di patologia in cui c’è un continuo scambio di ruoli tra salvatore, vittima e carnefice.


Ovviamente, le coppie costituite da entrambi i soggetti sicuri, hanno maggiori probabilità di costituire rapporti stabili e soddisfacenti ed essere costruttive nelle situazioni conflittuali, acuendo i contrasti attraverso la mediazione. 

All’opposto le coppie formate da un individuo insicuro e l'altro evitante hanno maggior probabilità di colludere perché i partner hanno bisogni antitetici: il partner insicuro è preoccupato della distanza e ricerca conferme di fronte all’allontanamento del partner distanziante; il distanziante giustifica la propria necessità di mantenere le distanze psicologiche da un partner preoccupato che aspira ad un’intimità eccessiva che gli sta stessa e della quale si sente soffocare. 

 

 

Dott. Maurizio Sgambati, Psicologo Psicoterapeuta

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