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Attacco di panico: chi colpisce?


Circa 8% della popolazione soffre di Attacchi di panico; sono colpite soprattutto le donne e il fenomeno in aumento.

Le persone più a rischio di attacchi di panico sono quelle che danno sempre il massimo e si mostrano sicure di sé. Sono capaci di controllare i propri bisogni ed hanno paura di lasciarsi andare; rifuggono dalle esperienze ad elevata intensità emotiva comprimendo la loro energia vitale  verso l’interno. A fronte di tutta questa attività di autocensura delle proprie emozioni in funzione di un immagini sociale di persona efficiente e produttiva le crisi di panico intervengono per lasciar fluire e circolare nuovamente l’energia bloccata.

Se da un lato gli attacchi di panico generano insicurezza e stress dall'altro lato spingono la persona ad un ascolto più attento della propria interiorità, della sua emotività e dei suoi reali bisogni. 

L'attacco di panico pertanto è da considerarsi una ribellione “sana” dell’organismo che ha lo scopo di riportare in primo piano il mondo interiore, emotivo, dimenticato.

Sono i ruoli fissi, gli schemi mentali ed esistenziali accettati inconsapevolmente a rappresentare la vera causa del malessere della persona e non l’attacco di panico che, come una molla a lungo compressa scatta, libera l’energia trattenuta a lungo.

 

Esistono comportamenti, atteggiamenti, stili di vita ed abitudini che rappresentano dei fattori di rischio predisponenti all'attacco di panico; si tratta di persona che:

 

  • tengono tutto sotto controllo
  • hanno un alto senso del dovere e della responsabilità
  • una vita strutturata attorno a regole, ideali e principi morali rigidi
  • con tendenza a programmare e pianificare
  • sensibili a giudizio di altri

 

Le persone più soggette a sviluppare un disturbo di panico sono votate all’organizzazione e pianificazione, cercano di tenere tutto sotto controllo e vogliono eccellere in ogni ambito. 

Lo stress a cui si sottopongono comporta un contenimento della propria interiorità spesso considerata pericolosa e problematica a tal punto da essere coartata.

La personalità autentica così come passionalità, sessualità e creatività vengono contenute e soffocate. La persona tende ad assumersi responsabilità eccessive anche quando non richieste.

L’attacco di panico si comporta come un’onda violenta che si colloca tra due volontà: quella di affermarsi e mostrarsi forte e quella di lasciarsi andare. 

 

Il panico sopraggiunge per riportare spontaneità ed emotività in quelle persone che, come automi, hanno scelto di condurre una vita fatta autocontrollo, doveri, impegni, immagine sociale di forza e rapidità. Il caos fisico e psichico causato dall’attacco costringe la persona a fermarsi ed ascoltarsi  per rivedere gli schemi rigidi con cui ha impostato la propria vita per far fluire l’energia bloccata nuovamente verso l’esterno: è quindi un invito a sentire più che a razionalizzare.

 

In realtà dietro ad un disturbo invalidante si nascondono desideri insoddisfatti, emozioni inespresse che vengono a galla e trovano espressione attraverso la crisi. La rivelazione di questa energia può essere vissuta negativamente, come un limite che impedisce di procedere secondo le consuete ed errate abitudini. Molti spesso preferiscono mettere a tacere l'attacco di panico, poiché scomodo, attraverso l'uso di farmaci piuttosto accoglierlo, ascoltarlo e identificarne il significato.

 

Dal punto di vista neurovegetativo il panico, proprio come l'orgasmo, presenta una fase di attivazione del sistema nervoso simpatico che scatena sintomi quali tachicardia, accelerazione di respiro, eccitazione muscolare, una fase intermedia a rapida ad alta intensità di sintomi somatici e psichici, e in seguito, una fase di rilassamento e disposta altezza. La durata complessiva di un attacco è di circa 20-30 minuti.

Quando gli attacchi di panico si ripetono frequentemente le persone tendono a fuggire i rapporti sociali e i contesti associati al panico chiudendosi in se stesse sperando di evitare nuove crisi. Questo atteggiamento di evitamento la situazione poiché le persone aumentano il livello di controllo anziché liberare l'energia del panico bloccata. 

 

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Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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