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I sintomi dell' attacco di panico


L'attacco di panico è un scarica di energia che nel giro di pochi minuti travolge il corpo e la mente; attiva il sistema nervoso vagale producendo modificazioni visibili quali la sudorazione alle mani e al viso, l’aumento del battito cardiaco, l’alterazione del ritmo respiratorio che diviene affannoso e corto. Nonostante si tratti di una reazione di allerta, e quindi di attivazione, la sensazione è di svenimento. La mente sembra confusa, la vista annebbiata ed corpo attraversato da scossoni e brividi. In questo stato generale di malessere diffuso la persona teme di poter morire o impazzire. Apparentemente tutto ciò accade senza un motivo per questo si sviluppa la paura nella persona che l’attacco possa ripetersi inspiegabilmente ed a sorpresa.

È importante considerare il panico non tanto con un nemico da combattere ma come una manifestazione della parte più vitale e sana alla persona che, in un modo assai violento e forte, lo sta invitando a prendersi cura di se stessa. . 

Affrontare il panico significa modificare l'atteggiamento mentale della persona affinché essa sia disposta a riconsiderare la propria vita e a non farsi più incastrare dalle abitudini, dagli obblighi sociali che non gli corrispondono più e che gli stanno stretti. 

 

Molto spesso le persone sono concentrate verso l’esterno, hanno uno stile di vita frenetico, razionale e votato ai principi di velocità, efficienza ed immediatezza, si tengono impegnate in molte attività ed obblighi, faticano a sostenerne  i ritmi perciò hanno bisogno di un segnale forte per cogliere il proprio disagi interno; ed è qui che interviene il panico, come una sveglia violenta che non sempre siamo in gradi di decifrare. 

L’attacco di panico va inteso proprio come un messaggio che va accolto, accettato ed interpretato anziché sfuggirvi o, peggio, metterlo a tacere attraverso i farmaci. L'attacco di panico va osservato ed accolto senza giudizi; se si accetta la sofferenza essa svanisce perché viene meno il nutrimento principale: Il suo rifiuto.

L'attacco di panico si accompagna al senso di inadeguatezza; la persona sente di essere sola di fronte a situazione di vita che interpreta erroneamente come “pericolosa” e si svaluta nella capacità di poterla affrontare con le sue risorse.

Quindi vi è un duplice meccanismo: la svalutazione di sé, ovvero il timore di non essere all’altezza, e l’ipervalutazione dell’entità del problema.

 

Lo psicoterapeuta si propone di aiutare pazienti ad individuare i pensieri irrazionali ricorrenti e gli schemi distorti con cui interpreta la realtà per poterli sostituire con convinzioni più funzionali ed adeguati alla realtà che sta vivendo. Al tempo stesso aiuta il cliente a gestire l’arrivo dell’attacco, e a prevenirlo, attraverso la respirazione.

Le tecniche di rilassamento basate su di una respirazione lenta o sulla ripetizione di un suono permettono di focalizzare l’attenzione su un compito rilassante e aiutano la persona a liberare la mente. Da un punto di vista biologico, si sono rivelate efficaci poiché permettono di aumentare la regolarità delle onde alfa nelle aree della corteccia corticale frontale e produrre una riduzione dei livelli di neurotrasmettitori (noradrenalina e adrenalina) e di ormoni (cortisolo). 

Le tecniche meditative più profonde stimolando le onde teta cerebrali indicendo il cervello ad aumentare in modo naturale, anzichè ricorrere a psicofarmaci, dei livelli di sostanze benefiche quali melatonina e serotonina, che si legano a stati di profonda tranquillità e benessere.

 

La seconda parte dell'articolo è disponibile qui.

 

 

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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