La dieta restrittiva nei Disturbi Alimentari


Il malessere determinato dai fattori predisponenti (psicologici, familiari, sociali) può spingere una persona ad intraprendere una dieta di tipo restrittivo, cioè una dieta ferrea, rigida rinforzata dal pensiero "tutto o nulla", che apporta all'organismo alimenti non sufficienti al proprio fabbisogno giornaliero.

Il "percorso" tipico di un soggetto con un disturbo del comportamento alimentare inizia con una dieta; si eliminano alcuni alimenti ritenuti inutili o troppo calorici; a poco a poco il controllo sul cibo diviene sempre più rigido, fino all'eliminazione di gran parte degli alimenti che prima venivano assunti.

Tale dieta si avvale, dunque, di diverse modalità quali: saltare i pasti, ridurre le porzioni e suddividere in cibi "buoni e cattivi" su base arbitraria con lo scopo di escluderli dalla dieta perchè erroneamente concepiti come dannosi.

I rituali dell'anoressia nervosa sono molteplici; ad es. mangiare lentamente, spezzettare e sminuzzare il cibo in piccoli bocconi, pulire i cibi dal grasso, usare piccole forchette, spezie e aromi in quantità, mescolare cibi (salato/dolce), usare un'eccessiva quantità di liquidi come il tè per ingannare la fame.

Spesso si parte da una modalità per poi arrivare a seguirle tutte.

L'alimentazione viene spesso limitata al consumo di frutta e verdura; carboidrati e proteine sono assunti in quantità limitate, mentre i grassi sono quasi completamente assenti.

Nell'organismo è presente un meccanismo di set-point che agisce come un "termostato" per mantenere il peso naturale.

Al al di sotto del peso naturale il termostato attiva meccanismi che predispongono alla ricerca di cibo. Con una dieta ferrea, viene attivato il meccanismo termoregolatore per cui il soggetto può decidere se abbandonare la dieta (quindi mangiare) oppure lottare contro il suo peso naturale e la genetica (quindi non mangiare), rischiando così l'insorgenza di un disturbo alimentare.

 

Come si comporta il nostro organismo qualora decidiamo di digiunare?

Per digiuno si intende un insufficiente apporto con la dieta di energia o di proteine o di entrambe. La conseguenza è l'autocannibalismo ovvero si perde sia una quota di massa grassa e contemporaneamente anche una parte di massa magra (tessuto muscolare).

Nonostante ciò i meccanismi metabolici di compenso mantengono inalterate le funzioni dell'organismo ed in particolare viene salvaguardato il rifornimento energetico al cervello. Quando l'individuo decide di non mangiare, di non introdurre nuovo "carburante", l'organismo tende a procurarsi energia autonomamente, trasformando le proteine contenute nella massa magra in glucosio.

Una dieta ferrea dunque, porta ad una drastica perdita di peso a scapito però anche della massa magra dell'organismo per scopi protettivi!

Le nostre riserve di glucosio nel fegato ammontano a circa 75 grammi in condizioni normali di alimentazione e riforniscono il cervello per un massimo di 15 ore. Nelle ore successive l'organismo comincia a "mangiarsi" le proteine per fornire al cervello glucosio: la velocità di distruzione proteica è di circa 60/75 g/giorno, pari a 240/300 g/giorno (1 grammo di proteine = 3 di acqua).

A questo fenomeno partecipano tutti i muscoli, anche quello cardiaco e viene anche chiamato di "autocannibalismo" (mangiamo i nostri stessi muscoli).

 

Quali sono le conseguenze di una dieta restrittiva?

Alla fine degli anni '40, uno studio effettuato in Minnesota con ragazzi maschi obiettori di coscienza, intendeva valutare quali fossero le conseguenze del digiuno in caso di guerre e carestie.

I soggetti risultati idonei all'esperimento erano stati sottoposti ad un semi-digiuno per sei mesi (tutti i partecipanti erano liberi di rompere in qualsiasi momento il regime dietetico imposto).

Alla fine dei sei mesi, calati del 25% del peso, sono stati rivalutati. I risultati secondari al digiuno erano i seguenti: una modifica dell'atteggiamento e del comportamento nei confronti del cibo, modificazioni emotive e sociali, modificazione nel modo di pesare e conseguenze fisiche.

Le conseguenze indirette sono l'amenorrea (la scomparsa del pannicolo adiposo influisce sugli ormoni sessuali e il ciclo mestruale viene alterato fino a scomparire) e l'osteoporosi (il calcio prelevato dalle ossa porta a fragilità e fratture spontanee).

La remissione dei sintomi, derivanti da disturbo del comportamento alimentare, passa obbligatoriamente attraverso una interruzione della dieta restrittiva.

La riabilitazione nutrizionale permette di tornare a riconoscere le sensazioni normali di fame e sazietà; il recupero del peso elimina le conseguenze sia fisiche che psicologiche del digiuno e della malnutrizione.

Abbuffata con perdita di controllo

Conseguentemente alla dieta ferrea vi è l'aumento della sensazione di fame e della ossessione per il cibo. Si generano delle compulsioni verso il cibo che possono sfociare i vere e proprie abbuffate.

Al mancato controllo dell'assunzione del cibo, fanno seguito condotte atte a limitare l'introito calorico.

Le abbuffate compulsive sono precedute da fattori disinibitori scatenanti quali: la fame, la tensione premestruale (fenomeno fisiologico che comporta una maggiore ritenzione idrica la quale aumenta la sensazione di gonfiore, il peso e l'idea di essere grassi), l'assunzione alcolici (effetto disinibente dell'alcol), il sentirsi gonfie e grasse (spesso è una sensazione più psicologica di non adeguatezza, che fisica), l'aumento di peso, l'interruzione della regola dietetica (l'oltrepassare il limite imposto dalla rigidità della dieta), il tempo non programmato (favorisce noia, paura, ansia) e l'emozioni negative (tristezza, noia, ansia, depressione, colpa).

L'abbuffata (mangiare in pochissimo tempo una quantità eccessiva di cibo) è accompagnata da una perdita di controllo nell'atto di mangiare.

Questo perchè tenere a bada la fame con un "regime di dieta ferrea" (il controllo) con l'idea di non rompere la regola dietetica secondo un pensiero dicotomico "tutto o nulla", che annulla il meccanismo biologico di fame e sazietà, espone al rischio della perdita di controllo per un fenomeno di controregolazione.

Il pensiero "tutto o nulla" può portare a mangiare con perdita di controllo.

Il "nulla" rappresenta la quantità di cibo che un soggetto si è auto-prefissato di mangiare mentre Il "tutto" si ha quando la fame spinge l'individuo ad trasgredire alla rigida regola dietetica (mangia un quantitativo che valuta come "eccessivo") tale per cui continuerà a mangiare ben oltre a quello al limite biologico.

Sia prima che dopo le emozioni negative sono senso di colpa, svalutazione dell'autostima che portano a far uso dei "metodi di compenso": vomito autoindotto, l'abuso di lassativi e diuretici, l'iperattività fisica o il digiuno che fanno ripartire il ciclo dell’abbuffata.

 

 

 Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta

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